Veramente falso. Il tarocco vale il 25% del Pil

Sabato, 5 giugno 2010 - 10:20:00

Louis Vuitton, Gucci, Fendi. Ma anche pasta, mozzarella di bufala, giocattoli, medicinali. Un 'business' da 80 miliardi di euro l'anno di fatturato. L'industria del falso va sempre più forte con l'agroalimentare e la moda made in Italy, i due principali settori che a livello internazionale sono da tempo entrati nel mirino dei 'pirati' e risultano i piu' clonati nel mondo.

Parlare di 'rapina', di 'scippo', di assalto indiscriminato e senza tregua non è azzardato. La denuncia è arrivata qualche tempo fa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori. Le truffe rappresentano il 25% del Pil. Il 70% dei prodotti taroccati viene dal Sud-Esta asiatico ed è destinato per il 60% all'Unione europea.

Imitazioni, contraffazioni, falsi e ''tarocchi'' provocano ogni anno pesanti danni alle nostre imprese. Ma l'agroalimentare e la moda tricolore, che generano un fatturato complessivo di oltre 220 miliardi di euro, hanno nell'export sui mercati mondiali uno sbocco di grande rilevanza economica. Siamo in presenza di una cifra considerevole: oltre 60 miliardi di euro. Un dato che viene superato abbondantemente dall'industria del falso, un'economia parallela e senza regole se non quella di clonare alla perfezione gli originali.

IL 7% DELLA MERSCE SCAMBIATA E' FALSA - Nel mondo - secondo i dati della Cia - il fenomeno della contraffazione e della pirateria ha superato il 7 per cento della merce scambiata. Il tutto per un valore che si avvicina ai 700 miliardi di euro. Fenomeno che negli ultimi dieci anni è aumentato del 1.850 per cento. La produzione mondiale di contraffazioni proviene per il 70 per cento dal Sud-Est asiatico (soprattutto Cina, ma anche Thailandia, Taiwan, Hong Kong e Corea) e la relativa destinazione interessa per il 60 per cento l'Unione europea.

LA MODA IL SETTORE PIU' COLPITO - Per quanto concerne l'Italia, l'industria della contraffazione è diffusa in tutto il territorio nazionale, con punte particolarmente elevate in Campania (soprattutto abbigliamento e beni di largo consumo), Toscana, Lazio e Marche (pelletteria). Un mercato del falso che genera attualmente un giro d'affari superiore agli 8 miliardi di euro, con acquisti che hanno toccato quota 120 milioni. Il settore in assoluto più colpito è quello della moda (che da solo concentra il 60 per cento degli affari) nel quale si riesce a griffare -con falsi evidenti- di tutto; segue quelli alimentare, della cosmesi, dell'elettronica, dei medicinali e dei giocattoli.


Il falso made in Italy nella moda
LE IMMAGINI

ITALIA MAGLIA NERA PER LA CONTRAFFAZIONE - Il nostro Paese risulta il primo produttore di beni contraffatti a livello europeo e il terzo a livello mondiale. Quasi il 10 per cento degli italiani, nell'ultimo anno, ha acquistato prodotti falsi e taroccati. E cosi' l'industria della contraffazione vale, in termini di produzione sommersa, il 25 per cento del Pil e sottrae tantissimi lavoratori al mercato regolare. La contraffazione provoca un danno economico per l'impresa legale che puo' essere misurato dalle mancate vendite, perdita di immagine e di credibilita' del marchio, spese legali per la tutela dei diritti di proprieta' intellettuale, riduzione della redditivita' degli investimenti in ricerca, innovazione e marketing.

I prodotti contraffatti e pirata sono fabbricati nel disprezzo delle norme a tutela della salute e sicurezza, mettendo in questo modo in pericolo il consumatore. La contraffazione determina un inganno ai danni dei consumatori in quanto viene svilita la funzione tipica del marchio che è quella di garantire un segno di riconoscibilita' attraverso il quale l'acquirente misura caratteristiche e qualità del prodotto.

Le imprese, sia piccole che grandi, della moda subiscono l'effetto della frode legata alla contraffazione in due sensi. Quella tipica del prodotto contraffatto e quella, molto più lesiva, legata all'etichettatura erronea, o falsata, del ''made in Italy, prodotti che non hanno diritto al marchio ma che vengono comunque etichettate Made in Italy, impossessandosi indebitamente di quel valore aggiunto proprio della filiera italiana. In questo modo si ha una concorrenza sleale che si abbatte sul Sistema Moda, che rappresenta il 10-25 per cento del valore aggiunto incorporato nelle esportazioni

I PRODOTTI ALIMENTARI - Particolarmente pesante è il fenomeno dell'agropirateria, che genera un volume d'affari pari a poco meno della metà dell'intero valore della produzione agroalimentare ''made in Italy'' e provoca undanno da circa 3 miliardi alla nostra produzione agricola. Sta assumendo - secondo la Cia- dimensioni sempre più preoccupanti. Ormai non c'è più da stupirsi nel ritrovare, anche attraverso Internet, il Prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano prodotti in Argentina, in Australia o in Cina. I mercati di riferimento dell'''italian sounding'' - e' stato sottolineato dalla Cia- sono soprattutto quelli occidentali. Gli Stati Uniti, il Messico e il Canada valgono insieme quasi la meta' delle vendite complessive, mentre un altro 39 per cento e' in Europa: in Francia iprodotti pseudo italiani sono il doppio degli originali, in Germania e Olanda quasi il triplo. Va un po' meglio in Gran Bretagna, dove i rapporti di forza sono paritari.

LE MULTE - Ma, pare, contro i furbi e i contraffattori del made in Italy è arrivata qualche mese fa un nuovo sistema sanzionatorio con multe fino a 250 mila euro. Si tratta di un decreto del governo che "riguarda tutte le 480 mila imprese manifatturiere italiane che da anni chiedono una linea chiara e di maggiore garanzia per tutelare i loro prodotti". Il decreto prevede che al vecchio marchio made in Italy possa essere aggiunta la dizione "100% italiano o interamente italiano". Una decisione facoltativa ma, una volta scelta, deve valere solo per i prodotti "per i quali il disegno, la progettazione, la lavorazione e il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano". La rispondenza a queste regole sarà disciplinata da precisi criteri legali e non più "rimessa alla personale valutazione del produttore". Per i furbi sono previste pesanti sanzioni pecuniarie (da 10 mila a 250 mila euro) compresa la confisca amministrativa. Il decreto punisce anche l' uso ingannevole o scorretto del marchio, come nel caso di "Tempo italiano" per un orologio fatto invece chissà dove.

ACCORDO - E' proprio oggi è stato sottoscitto a Pechino un accordo per la difesa del diritto di proprietà
intellettuale tra il Ministero dello Sviluppo economico e il Sipo, l'Ufficio nazionale per la Proprieta' intellettuale
della Repubblica Popolare Cinese. A firmare l'intesa sono stati il viceministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, e il Commissario Tian Lipu, presidente del Sipo. L'accordo si inserische nella difesa marchi e brevetti italiani che in Cina sono arrivati a 15.079. ''Con questo accordo - ha spiegato Urso - Pechino si impegna a tutelare il Made in Italy. In Italia, infatti, oltre il 40% della merce contraffata sequestrata è cinese''.

Benedetta Sangirardi

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