Web/ Facebook, un network tra l'aggregazione e la privacy. L'intervista a Francesco Morace insegnante di sociologia al Politecnico
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Facebook è il network più utilizzato di sempre. Più dei blog e dei siti personali. Tanto che, ogni sorta e tipo di notizia prima di passare dalle pagine dei quotidiani passano sulle sue. Sono quattro milioni gli italiani che, solo negli ultimi mesi, hanno creato un loro account. Cento milioni in tutto il mondo.
Caratteristica che portano Facebook ad essere considerato come un fattore aggregante. Ma anche come il violatore della privacy per eccesso. La prima sentenza contro la violazione della privacy da parte del network è stata intentata in America. E molte altre ne seguiranno. E in rete gira una mail che invita alla prudenza gli utilizzatori. Per comprendere il mondo di questo network così tanto popolare Affaritaliani.it ha intervistato il sociologo Francesco Morace, docente al Politecnico di Milano, scrittore e giornalista, a oltre venti anni nell'ambito della ricerca sociale e di mercato.
Professor Francesco Morace, cosa pensa del social network Facebook e secondo lei come ha fatto a diventare il primo network on line con più di 100 milioni di utenti da tutto il mondo?
Credo che il social network in generale rappresentano questo bisogno che è emerso con forza in questi ultimi anni di conciliare la soggettività delle persone con la loro socialità. Quindi,da un lato, quello di lavorare come si è fatto negli ultimi dieci anni sulla propria biografia. In fondo i blog davano questa indicazione che è quella del diario in rete che è quella del poter raccontare se stessi. L'unica cosa che non potevano fare era quella di non governare la relazione interpersonale, quell’aspetto legato alla dimensione amicale e della relazione per intenderci...
Quello che Facebook riesce invece a fare…
Certo. Facebook ha messo insieme questi due aspetti riuscendo a convincere le persone a raccontare di se ma anche di socializzare con gli altri. Con la possibilità poi di incontrarsi off line. Per questo sono nati i primi raduni, i primi meeting. Credo che il network risponda alle esigenze dei tempi di conciliare il lavoro su se stessi che rischiava di essere narcisistico cioè quindi di esibizione di se con la voglia di condividere e progettare le cose con gli altri Credo che Facebook abbia colto questa duplice esigenza.
Ma questo fenomeno cosi globale non rischia di violare la privacy del singolo individuo? Le faccio un esempio: le pagine con gli schieramenti politici. In Italia il voto è segreto. Non crede ci sia violazione da parte degli stessi utenti?
Credo che da un lato chi usa Facebook mette in conto che a fronte di questi vantaggi questo rischio c’è e che la privacy può essere invasa. E credo che per questo molti decidono di ritirarsi perché il punto di equilibrio è messa in discussione. Ma sul network tutto è molto trasparente nel senso che alla fine ciascuno decide fino a che punto voler utilizzare gli strumenti forniti. Siamo ancora in una fase di fascinazione in cui l’elemento privacy non sia rilevante e prevalente. Ma sicuramente può diventare un problema in futuro



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