Amianto, nuova sconfitta per Eternit. Casale non accetta i 18 milioni di risarcimento

di Massimiliano Borgia
Dietrofront sull’Eternit. Il Comune di Casale Monferrato ha deciso di dire no alla proposta di accordo avanzata dalla multinazionale svizzera, che aveva offerto alla città oltre 18 milioni come risarcimento per i danni dell'amianto. “Il denaro per realizzare i progetti di ricerca e bonifica che avremmo pagato con quei soldi lo metterà lo Stato – annuncia il sindaco Giorgio Demezzi –. I ministri della Salute e dell’Ambiente, Renato Balduzzi e Corrado Clini, si sono impegnati in tal senso. Certo, la transazione proposta ci avrebbe permesso di incassare subito i fondi necessari. Adesso aspettiamo almeno la firma di un protocollo d’intesa: non vorremmo che il governo si rimangiasse la parola”.
Il Governo ha garantito che Casale diventerà la città capofila di una rete di ricerca scientifica sui rischi da amianto. In più, arriveranno i finanziamenti per realizzare la discarica per i materiali contaminati che devono ancora essere rimossi, non solo a Casale, ma anche in altri 46 comuni coinvolti. La bonifica, iniziata 20 anni fa, infatti è stata completata solo al 50 per cento. Esulta, alla notizia, l’Afeva, Associazione dei famigliari delle vittime dell’amianto.
“Il no di Casale Monferrato è un’ulteriore sconfitta per Stephan Schmidheiny (il proprietario della Eternit che ha proposto l’accordo attraverso i suoi legali, ndr) – afferma l’Afeva, con Cgil, Cisl e Uil. “È la decisione più giusta che la città di Casale potesse prendere in merito alla proposta di un patto con l’imputato. Troppo grandi sono stati, e sono ancora, la sofferenza e il torto subiti dalla città per poterli tradurre in una semplice offerta economica”. Soddisfatta anche la minoranza di centrosinistra, che ha quasi sempre governato a Casale. “Non è solo la vittoria del buonsenso – osserva Fabio Lavagno, consigliere di Sel –, ma è anche la vittoria di una città che non ha voluto svendere il proprio desiderio di giustizia”. Il 17 dicembre scorso, dopo un consiglio comunale convulso, durato sei ore, con una folla di cittadini che manifestava di fronte al municipio, l’amministrazione aveva preso la decisione di accettare l’accordo con gli avvocati della Eternit. Subito era scattata la protesta. Il 23 dicembre si era svolta una prima manifestazione e il 6 gennaio oltre quattromila persone erano scese nuovamente per le vie del centro. Anche il vescovo di Casale, Alceste Catella, aveva espresso il suo disappunto in un corsivo apparso sul giornale diocesano. Così erano scattati i ripensamenti nelle file del centrodestra e la ricerca di mediazione attraverso i ministri Clini e Balduzzi.
Intanto, lunedì 13 è attesa la sentenza del Tribunale di Torino del lungo processo. Bruno Pesce, sindacalista e coordinatore di Afeva, che da sempre segue la vicenda Eternit, non nasconde l’emozione. “Noi saremo lì, come sempre – promette – porteremo 1600 persone a Torino, riempiremo il tribunale e una sala messa a disposizione dalla Provincia. Porteremo anche 300 studenti. Delegazioni arriveranno anche dagli Stati Uniti, Svizzera, Gran Bretagna, Brasile. Solo dalla Francia arriveranno 160 delegati dell’Andeva, l’associazione francese delle vittime per l’amianto, gemella di quella italiana”.


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