Escort, il Csm archivia su Laudati
Il Csm ha archiviato il fascicolo sul procuratore di Bari Antonio Laudati,accusato dal pm Pino Scelsi di aver rallentato l'inchiesta sulle escort portate nelle residenze di Silvio Berlusconi e di aver affidato a una "aliquota" Gdf un'indagine parallela per controllare il lavoro dei sostituti.
Ma si è diviso sulle motivazioni. Per la maggioranza (togati di Unicost e di Magistratura Indipendente, e laici del Pdl che hanno sostenuto la relazione del laico del Pd Guido Calvi) "non hanno trovato riscontro" le accuse del pm Scelsi e, dunque, non ci sono le condizioni per ritenere che Laudati non possa svolgere le sue funzioni di procuratore di Bari "con piena indipendenza e imparzialità".
Per questo "non risultano i presupposti per farsi luogo" all'avvio di una procedura trasferimento d'ufficio; peraltro degli "stessi fatti" si sta occupando il Pg della Cassazione, titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, e questa circostanza - sottolinea la delibera approvata -costituisce "un sostanziale limite a ogni altro approfondimento" da parte del Csm.
Di tutt'altro avviso la minoranza (togati delle correnti di sinistra con l'eccezione di Nello Nappi, che si è astenuto, e il laico del Pd Glauco Giostra) che ha votato la relazione alternativa di Paolo Carfì: un testo duro che accusa Laudati di aver interferito nelle indagini di Scelsi e violato norme del codice di procedura penale, ipotizza "un improprio rapporto" con i legali di Tarantini e giunge alla conclusione che si debba archiviare ma solo perchè i fatti in questione avrebbero una rilevanza disciplinare e forse anche penale (c'è un'indagine in corso a carico di Laudati da parte della procura di Lecce), e la legge non consente in queste ipotesi il trasferimento d'ufficio.
Molto critici sia con la maggioranza, sia con la minoranza, i vertici della Cassazione, che si sono astenuti nella convinzione che il Csm avrebbe dovuto sin dall'inizio dichiarare la propria incompetenza visto che si tratta di materia disciplinare. "Il Csm ha violato i suoi confini,ha compiuto un'indebita estensione dei suoi poteri di accertamento" ha accusato il Pg della Cassazione, Vitaliano Esposito ricordando che sin dall'inizio aveva avvertito Palazzo dei marescialli che lui stesso aveva avviato procedure disciplinari: "C'è da chiedersi se siamo in uno Stato democratico o nel Medioevo del diritto".
"Stiamo facendo un processo su fatti specifici, che ignora il principio del contraddittorio e del diritto di difesa", ha rilanciato il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupoj.


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