Eluana, Berlusconi: dovevo salvarla

Martedì, 9 febbraio 2010 - 19:00:00

"Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte"È un passaggio della lettera che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha scritto alle suore Misericordine di Lecco, che per 14 anni hanno curato Eluana Englaro, la ragazza rimasta per 17 anni in stato vegetativo e morta esattamente un anno fa nella casa di riposo "La Quiete" di Udine. Il messaggio è stato recapitato alle sorelle dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che si è recato nella casa di cura Beato Talamoni per un incontro riservato.

BEPPINO ENGLARO -  Il padre di Eluana, Beppino Englaro, ha replicato sostenendo che se Silvio Berlusconi avesse visto com’era davvero la donna negli ultimi tempi della sua vita "non avrebbe scritto» la lettera alle Misericordine. Nel corso della registrazione della puntata di Otto e mezzo (La7), ha ricordato di «aver invitato il presidente Berlusconi a venire a vedere Eluana per rendersi conto della situazione e di cosa significa stato vegetativo permanente». «Se il presidente avesse accettato l’invito - continua il padre di Eluana - forse non avrebbe scritto le cose che ha scritto oggi. Si sarebbe reso conto di ciò che la medicina può creare, una condizione che non esiste in natura e che è solo lo sbocco senza uscita di una serie di terapie". Beppino Englaro si è detto tutt’oggi sicuro e convinto che di fronte allo stato vegetativo che le è toccato di vivere per 17 anni "Eluana avrebbe detto no grazie, rifiutando tutta l’offerta terapeutica, sempre di prima qualità, che le è stata data". 

Il premier, nel messaggio, ringrazia le suore per «la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore» che hanno dimostrato negli anni. «I gesti di cura - si legge ancora nella lettera - che avete avuto per Eluana e per tutte le persone che assistete lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate, sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare il nostro amato Paese». Il messaggio del premier si chiude con la richiesta alle suore Misericordine di una preghiera speciale per l'Italia affinché «ritrovi pace e serenità nella vita pubblica e in quella privata di ciascuno di noi».

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