La tragedia di Eluana. Dall'incidente alla morte

Lunedì, 9 febbraio 2009 - 20:56:00

Eluana Englaro e' morta. A 17 dall'incidente d'auto (era il 1992) che le causo' uno stato vegetativo permanente, ha smesso di respirare. A trentasette anni le sono state interrotte alimentazione e idratazione come chiesto dal padre, Beppino Englaro, suo tutore dal 1997, nella casa di 'La Quiete' di Udine. E' l'atto finale di una lotta lunga e contrasta, iniziata nel '99 con una prima richiesta del genitore al tribunale di Lecco: non solo allora gli fu risposto di no, che non era possibile privare la ragazza del sostentamento, ma anche piu' tardi.

Nel 2003, per esempio, quando la richiesta di lasciar morire Eluana fu rifiutata da Tribunale e Corte d'Appello; e ancora nel 2006: stessi soggetti, stessa sentenza, nonostante una pronuncia della Corte di Cassazione che, nel 2005, apriva uno spiraglio. Secondo i giudici dell'ultimo grado, infatti, la richiesta non poteva essere accolta ma perche' mancavano 'specifiche risultanze' sulle reali volonta' della ragazza. Volonta' descritte da papa' Beppino, testimoniate dalle amiche e indagate persino in questi ultimi giorni di vita di Eluana. Volonta' che troverebbero origine in un'altra disgrazia: quella di un amico della ragazza, finito incosciente in ospedale, che la impressiono' al punto da convincerla a chiedere di non essere mantenuta in vita qualora le fosse capitata una cosa del genere.

Memore della vicenda, il genitore ha tradotto in battaglia legale l'istanza della figlia: gia' dopo un anno dal testacoda, che causo' ad Eluana l'incoscienza per via della corteccia cerebrale necrotizzata, la regione superiore del cervello della ragazza e' andata incontro ad una degenerazione definitiva. Per diciassette anni, la giovane Englaro ha respirato autonomamente ma e' stata alimentata e idratata artificialmente nella casa di cura di Lecco 'Beato L. Talamoni', attraverso un sondino nasogastrico. Beppino Englaro ha ritenuto che tutto questo dovesse finire, ma ha dovuto attendere il 9 luglio del 2008 per trovare un riscontro istituzionale: e' successo quando, dopo nove anni di richieste respinte, la Corte di Appello di Milano, riesaminata la vicenda, ha autorizza la sospensione dell'alimentazione. Piu' o meno qui si stabilisce il confine oltre il quale la tragedia personale diventa un caso popolare: l'opinione pubblica italiana viene contesa da due schieramenti che si sono dati battaglia fino all'ultimo. Da un lato il mondo cattolico, strenuamente attaccato al valore della vita, che non accetta quella non esita a chiamare eutanasia. Gia' all'indomani della sentenza della Corte d'Appello di Milano, infatti, il quotidiano 'Avvenire' parlava di 'pena di morte', attaccando senza possibilita' d'appello la decisione dei giudici.

Della fazione contro l'interruzione dell'alimentazione, e' anche il direttore de 'Il Foglio' Giuliano Ferrara, di cui si ricorda una forte mobilitazione sostenuta dal 'Movimento per la vita', che culmino' con la deposizione di bottiglie d'acqua sul sagrato del Duomo di Milano e davanti al Campidoglio, a Roma. Sulla scia si sono mossi il comitato 'Scienza e Vita' e Famiglia Cristiana. Dall'altra parte, i sostenitori dei diritti e delle liberta' della persona, con il partito dei Radicali in testa, che non tollerano l'intromissione nelle decisioni del singolo, seppure assunte per procura. Qui figura anche la voce dell'oncologo Umberto Veronesi, secondo il quale 'come persona, Eluana e' morta 16 anni fa'.

Lo scontro approda in Parlamento il 16 luglio del 2008 quando Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione, ma la Corte Costituzionale, chiamata a dirimere la vicenda (l'8 settembre), sentenzia a favore della Cassazione, aprendo quindi definitivamente la strada all'interruzione dell'alimentazione artificiale per Eluana Englaro. Intanto, pochi giorni prima la famiglia aveva domandato alla Regione Lombardia di indicare una struttura presso la quale dare esecuzione della sentenza definitiva passata in giudicato vedendosi opporre un netto rifiuto (sul caso specifico mettera' un punto definitivo il Tar della Lombardia che il 26 gennaio ha accolto il ricorso presentato da Beppino Englaro contro la decisione della Regione, sostenendo il 'diritto a morire'). La cronaca diventa un resoconto di tiri incrociati, un appello dopo l'altro a giudici e padre, talvolta a desistere dal piano di morte, talaltra a proseguire in nome dei diritti della persona. Il primo intervento del governo sulla questione e' datato 16 dicembre 2008: fa irruzione nella vicenda sottoforma di atto di indirizzo, con la firma del ministro del welfare, Maurizio Sacconi, che mette in guardia le strutture sanitarie pubbliche e convenzionate dal procedere all'interruzione dell'alimentazione, definendola 'illegale'.

Direttiva che, oltre ad essere sminuita dagli stessi legali della famiglia, finira' nelle aule dei tribunali per una denuncia presentata il 17 gennaio 2009 dai Radicali, che porta la Procura di Roma ad indagare il ministro con l'accusa di violenza privata. Sulla scena si registra anche il passaggio della Corte europea per i diritti dell'uomo: coinvolta da un ricorso presentato da diverse associazione contro la sentenza della Corte d'appello di Milano, lo giudica 'irricevibile'.

Al di fuori delle vie legali, la famiglia Englaro continua acercare una struttura disposta ad ospitare la figlia e ad assisterla nella fase finale. L'ipotesi della clinica 'Citta' di Udine' sfuma per una rinuncia esplicita: la direttiva del ministro spaventa i dirigenti che sono preoccupati da un lato per le oltre 300 persone che vi lavorano e, dall'altro, dal 'groviglio di norme amministrative' e dalla 'possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni'.

Il Friuli Venezia Giulia resta, comunque, il teatro dell'atto finale. Un'altra clinica, infatti, si e' fatta avanti per farsi carico della morte dei Eluana Englaro. Si tratta della casa di cura 'La Quiete', dove la ragazza ha trascorso gli ultimi giorni di vita mentre all'esterno le polemiche si facevano sempre piu' roventi. Ad innescare il vortice di reazioni e' stato il trasferimento operato in piena notte (quella del due febbraio) dalla struttura di sempre. Un'ambulanza ha portato la ragazza a Udine dove il 6 febbraio e' iniziata la sospensione della nutrizione. Negli ultimi giorni si sono registrate ulteriori indagini della procura di Udine ma, soprattutto, il tentativo del governo, in extremis, di bloccare il viaggio verso la morte. Il consiglio dei ministri aveva prima tentato la via della decretazione d'urgenza, provocando lo sconcerto dei legali della famiglia che hanno giudicato l'iniziativa abnorme. A far naufragare l'impegno dell'esecutivo e' stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che gia' prima della riunione del governo aveva fatto sapere che non avrebbe firmato il provvedimento. Il presidente della Repubblica ha anche ricevuto una lettera del padre di Eluana, indirizzata anche al premier, Silvio Berlusconi, in cui Beppino Englaro invitava le alte cariche a rendersi conto di persona delle condizioni della figlia (il genitore aveva gia' scritto al presidente Ciampi nel 2000). Il passo successivo del Governo e' stato il ricorso al Parlamento con un disegno di legge da discutere in tempi record.

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