Eluana, i 17 anni di coma della politica italiana
Hanno aspettato 17 anni. Hanno aspettato l'ultimo giorno per riunirsi. Per cercare di decidere. In definitiva, per esporsi. Troppo difficile, per i nostri politici, parlare di vita e di morte. Troppo impopolare. Il ritardo dei nostri politici è vergognoso, la mancanza di responsabilità istituzionale sconcertante. Ed è la dimostrazione di come la democrazia italiana sia ferma, ingolfata, in ritardo, incapace di decidere. Nel caso di Eluana hanno perso tutti e ha vinto una persona sola, che oggi piange. Si chiama Beppino. E' un eroe italiano, è un eroe del paradosso e della solitudine. Da solo ha atteso, interrogato, lottato, sofferto, stimolato chi doveva decidere. Oggi ha vinto(si fa per dire, pover'uomo, colpito profondamente dalla disgrazia della perdita di una figlia eccezionale)la sua battaglia per liberare Eluana da un'esistenza artificiale secondo i crismi di legge e piange. Chiunque di noi dovrebbe piangere. Non tanto per il destino di Eluana, splendida ragazza volitiva e ottimista, ma per il destino della nostra democrazia, resa opaca dal peggiore dei sospetti: l'inefficacia ad agire nella realtà, fuori dagli schemi politici e dentro gli schemi etici.
Dovremmo piangere, e un po' vergognarci, perché il nostro Senato, i nostri saggi rappresentanti, si commuovono, mentre stanno discutendo della nostra vita e della nostra morte, per un minuto. Tanto quanto basta per ricominciare a litigare. Dovremmo piangere perché sulla morte di una povera ragazza già si sta scatenando il giallo: chi l'ha uccisa? Perché è morta troppo presto? Quali droghe le sono state iniettate?
Abietto, sconvolgente, vergognoso, sconcertante. Ecco, tutto questo è il caso di Eluana Englaro. Ma la cosa peggiore è il sospetto che - dopo una sconfitta di queste proporzioni - la nostra democrazia scelga di perdere ancora una volta. Lasciando morire una legge, dimenticando la questione con la stessa velocità del rigor mortis di Eluana.



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