Due volte manager: al lavoro e a casa. Così le donne conciliano carriera e famiglia
Multitasking. Questo è l'aggettivo che meglio definisce le donne di oggi. Che sono manager, mogli, mamme, casalinghe. Nel vortice quotidiano tra pannolini, biberon e riunioni d'affari, qualcuna trova persino il tempo da dedicare a se stessa e alle uscite con le amiche. Sono donne che lavorano più delle loro madri e delle loro donne (fatigue generation), grazie a una perfetta quanto faticosa organizzazione della loro vita. Perché sono doppiamente dirigenti: a casa e al lavoro, guidano in parallelo due "aziende".
Eppure, non riescono a emergere. Dalla politica all'economia, i numeri parlano chiaro. In Parlamento la presenza femminile si attesta sull’11,5% alla Camera e sull’8,1% al Senato. Nei cda delle società quotate in borsa le consigliere femmine sono il 7,6%. In media, nelle aziende diventa dirigente una donna ogni sei uomini. Se i vertici faticano a tingersi di rosa, altrettanto duro è l'inserimento professionale dal basso. In Italia è impiegato in media poco più del 40% delle donne, ma la situazione al Sud peggiora fino a percentuali di inattività del 63,7%. Una situazione le cui radici affondano in un lontano passato, ai tempi del fascismo e, ancora prima, alla fine dell'Ottocento.
Conciliare carriera e famiglia è una sfida difficile, ma non impossibile. Lo racconta ad Affaritaliani.it Maria Luisa Ortini, responsabile Corporate Account manager della SDA Bocconi. A 51 anni è contemporaneamente dirigente, moglie e mamma di tre figli, la più grande di 18 anni, il più piccolo di 10.
Una vita pianificata con profonda consapevolezza insieme al marito, quando hanno deciso di sposarsi. Una scelta che ha comportato anche delle rinunce (''Solo nelle vacanze riesco a ritagliarmi del tempo libero"), ma che la rende una donna felice e soddisfatta di sé: "I figli esigono impegno, ma danno anche tanto. Troppe donne si dimenticano che dedicare tempo alla famiglia non è solo un sacrificio, ma anche un piacere".
Laureata in Lingue e Letterature Straniere a Venezia, inizia la sua carriera nel 1985 come consulente in una società veneta di comunicazione, Scr Associati, dove in pochi anni passa da junior account a partner. Poi il passaggio in azienda, la Aermec Riello Condizionatori, come responsabile della comunicazione. Nel 1990 il matrimonio e il conseguente spostamento su Milano, dove lavora il marito.
"Dopo qualche anno di collaborazione con l'università Bocconi, nel 1994 sono stata assunta e successivamente sono stata nominata quadro e poi dirigente alla School of Management". Una carriera rapida e dritta al vertice, in cui non si è mai sentita discrimanata come donna: "Forse sono stata fortunata, perché quello della comunicazione è un ambiente non strettamente maschile, ma credo in ogni caso che la professionalità premi sempre". 
Maria Luisa Ortini
Parallelamente alla carriera, la famiglia cresce: "Né io né mio marito, che lavora anche lui in Bocconi, siamo di Milano, quindi non abbiamo mai potuto contare sull'aiuto di nonni e parenti". Ma insieme hanno costruito un grande progetto di vita. "Io volevo lavorare e lui ha sempre sostenuto questo mio desiderio. Abbiamo deciso di farci aiutare da una tata e in vent'anni ne abbiamo avute tre, investendo sempre molto anche a livello relazionale, per costruire un rapporto solido e duraturo. Poi ci siamo organizzati in modo da facilitare il più possibile la 'logistica': abbiamo preso casa praticamente di fronte all'università e abbiamo iscritto i ragazzi alle scuole del quartiere. Un risparmio di tempo, ma anche una maggiore serenità, perché posso intervenire se i ragazzi hanno bisogno. Inoltre, gestiamo le agende in modo che uno dei due sia sempre presente mentre l'altro è via per lavoro".
"Credo che le donne siano programmate per essere presenti su più fronti - conclude Ortini -. E' una nostra peculiarità innata. L'uomo è diverso, né migliore né peggiore, ma sicuramente meno capace di gestire l'articolazione. Un pregio maschile, per esempio, è la profondità di analisi, mentre la donna deve saper prendere decisioni più in fretta".
Maria Carla Rota



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