Don Ciotti ad Affaritaliani.it: "Il divieto di sposarsi non è un dogma. La Chiesa ci pensi"
Di Francesco Cocco
Una Chiesa più essenziale, più povera, più vicina agli ultimi e agli emarginati. Capace di mettersi in discussione e interrogarsi perfino su un'eventuale abolizione del celibato sacerdotale. Ad auspicarla, ai microfoni di Affaritaliani, è don Luigi Ciotti. Questo sacerdote sessantaquattrenne nato a Pieve di Cadore è stato l'ideatore e l'anima di tante iniziative storiche per quella parte della chiesa cattolica che all'indomani del Concilio Vaticano II si aprì al mondo. Nel 1966 il gruppo Abele, al fianco dei minori in carcere e dei tossicodipendenti; sedici anni dopo, il Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza; quindi, con Franco Grillini, la Lega italiana per la lotta contro l'Aids. 
Negli anni'90, l'impegno contro le criminalità organizzate, con il mensile Narcomafie e Libera, la rete che unisce centinaia di associazioni antimafia. Oggi che la chiesa cattolica e la figura del sacerdote sembrano fortemente in crisi, don Ciotti ha ben presente a quali esempi rifarsi. "Io ricordo sempre - esordisce - le parole di don Tonino Bello, grande vescovo della terra di Puglia: la Chiesa è per il mondo, non per se stessa". Anche a costo di pesanti sacrifici. "Dobbiamo riconoscere con umiltà tutti i nostri limiti - prosegue Ciotti -; 'sporcarci' di più le mani in mezzo ai poveri, agli ultimi, a quelli che fanno fatica... Siamo chiamati a saldare la terra, i problemi di quaggiù, con il Cielo".
E cita di nuovo quel religioso caparbio, quel presule salentino che fino alla morte nel 1993 tanto si spese al servizio dei vinti e poi, alla guida di Pax Christi, condannò con determinazione ogni guerra: "Tonino Bello arrivava al punto di provocare la sua gente dicendo: non mi interessa sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta. Sono parole che sento profondamente mie". Anche don Ciotti è un tipo che parla chiaro: "Nessuno si nasconda dietro Dio. Egli ci invita a stare dalla parte di chi fa più fatica, di chi subisce la violenza, di chi è ai margini, dei poveri. Ed è lì che la Chiesa deve essere. O la Chiesa è profetica, o non è Chiesa".
In un'intervista ad Affaritaliani pubblicata lo scorso 7 giugno, padre Alex Zanotelli ha proposto che non ci sia più un Vaticano inteso come Stato. E quest'altro prete ben poco curiale annuisce: "Da anni diciamo che c'è quest'anomalia: un apparato, uno Stato con tanto di ambasciatori che a volte diventa freno e impedisce quella libertà, quella capacità di profezia...". Che sono tanto necessarie, intende padre Ciotti. "Certo questo è uno dei nodi - riprende -. Credo si debba ritrovare l'essenzialità: una Chiesa più povera, più vicina alle persone". E ripete: "Più profetica".
Intanto, l'opinione pubblica e pure qualcuno nella Chiesa è tornato a ipotizzare una riforma clamorosa: l'abolizione del celibato dei preti. Nel rispondere, don Luigi parte da lontano: "Non so... Il celibato non è mai stato un dogma. .. Fu un provvedimento amministrativo emanato negli anni intorno al 1100". Poi entra nel merito: "Credo che la Chiesa possa fermarsi a riflettere, a interrogarsi" su questo tema. Potrebbe essere, continua il sacerdote sempre riferendosi al celibato, "una scelta libera, a seconda delle proprie convinzioni, sul modo in cui impegnarsi". Ricorda: "Io ho conosciuto un sacco di belle persone, di bravi preti che poi hanno scelto di costruire una dimensione di amore con la compagna della loro vita e creare una famiglia". E con la voce e i gesti che si fanno per un attimo più animati assicura: "Quelle persone continuerebbero a essere degli eccezionali sacerdoti". Sì, conclude don Ciotti, "la Chiesa deve umilmente fermarsi e riflettere ".



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