“Ho deciso di lavorare con te per un certo tempo perché sono contenta di continuare a maturare e di aiutare gli altri. Continuerò il mio percorso comunitario”. È una delle frasi contenuta nelle lettere scritte da Erika De Nardo, l’assassina di Novi Ligure, a don Antonio Mazzi, lettere che il settimanale OGGI, in edicola da domani (anche su www.oggi.it) pubblica in esclusiva.
"Sicuramente sarà seguita da uno psicologo", dice il noto sacerdote veronese, che spiega: «In un’altra lettera, che mi ha fatto avere prima di uscire dal carcere, si dice “preoccupata”. Scrive: “Tra poco riprenderò in mano la mia vita, dopo tanti anni… Non vorrei trovarmi da sola”.
Ha“tante idee e tante preoccupazioni” e vorrebbe essere “almeno un po’ serena”. Certo, quando le ricordi il suo duplice delitto, sta male: è un argomento che è meglio non toccare. Una volta mi ha confessato: “Don,ma se io non ho il coraggio di uccidere una formica, come ho potuto fare quello che ho fatto?”.
Starà con noi per un po’ qui in Italia, poi probabilmente andrà in una delle nostre comunità in Africa, in Madagascar, per dedicare la sua vita ai bambini. Il suo sogno è fare l’insegnante".
A OGGI, don Mazzi racconta anche come sta cambiando il mondo della droga, che lui combatte da una vita ("Da quando ho cominciato a occuparmi di questa piaga, 27 anni fa, è cambiato tutto. Un tempo c’era il disagio dei poveri, che nasceva dalla difficoltà a integrarsi: una povertà culturale, politica,sociale. E la droga dei poveri era l’eroina. Oggi c’è la tossicodipendenza originata dal capriccio, dal divertimento, dal surplus. La cocaina, la droga dei ricchi, è ormai alla portata di tutti perché è crollato il prezzo, e si consuma con le droghe chimiche") e di una preoccupante novità ("è l’uso di alcol, in continuo aumento: sotto i 16 anni beve un ragazzo su cinque; dai 16 ai 18 più della metà").