Disabili/ Il no delle scuole private: "Iscriveteli alle statali"

Venerdì, 26 febbraio 2010 - 17:00:00

Bambini stranieri a scuola

"Signora, ma perchè non iscrive suo figlio in una scuola statale? Lì sono organizzati meglio. Noi i ragazzi disabili non li prendiamo, non sapremmo come gestirli, non abbiamo insegnanti di sostegno". Iscrivere un bambino alla scuola paritaria può diventare un percorso a ostacoli per un padre o una madre se quel figlio ha una disabilità. Non bastano le difficoltà quotidiane e il pensiero assillante di quel giorno in cui mamma e papà non ci saranno più. Ci si mettono pure le discriminazioni in ambito scolastico. Eppure la legge sulla parità del 2000 prevede che le scuole che ottengono il sì del ministero debbano accogliere tutti, disabili compresi. Tanto che ogni anno vengono stanziati dei fondi per il sostegno. Il concetto lo ha ribadito anche il tribunale di Roma nel 2002 e nel 2008 il ministro Mariastella Gelmini ha rincarato la dose con un decreto in cui si dice che si ottiene la parita' solo se si rispettano le norme di inserimento degli alunni disabili.

IL FAI DA TE- Fin qui la legge, ma nella realtà regna il fai-da-te. Una giungla in cui la Dire ha deciso di avventurarsi. Telefono alla mano, abbiamo contattato numerose scuole private paritarie, scoprendo che molte volte il bambino disabile riceve un "no". Ma anche quando scatta il "si'" arrivano i problemi sul sostegno. E su questo punto la confusione e' totale. C'e' chi dice "noi non ci attiviamo neanche per averlo", scaricando la colpa sul ministero "che non garantisce i rimborsi, che stanzia pochi fondi", chi chiede rette aggiuntive per pagare l'insegnante in piu', chi contributi parziali. Qualche esempio. Chiamiamo un noto istituto privato romano, di quelli che pubblicizzano la loro attivita' a forza di maxi cartelloni.

Ci risponde una cortese segretaria a cui chiediamo di iscrivere alla prima elementare un bimbo affetto dalla sindrome di down. "Non credo ci siano problemi- risponde la donna in un primo momento- chiedo alla direttrice". Poi il verdetto cambia: "Non abbiamo l'insegnante di sostegno in questo momento. Può provare nelle scuole statatali dove il sostegno c'è sempre. Le iscrizioni sono ancora aperte". Il no è condito da un "mi dispiace" che si ripete ad ogni diniego, con, appunto, il consiglio di mandarli alla statale, i bambini con disabilita', perche' li', si sa, sono "piu' organizzati". Di fatto, uno scarica barile. Che penalizza le scuole pubbliche e, soprattutto, le famiglie, che non hanno liberta' di scelta su dove far studiare i figli. Cambiamo ciclo scolastico, ci riproviamo con le superiori. Di nuovo scegliamo un istituto paritario romano dei più pubblicizzati. Anche qui scatta il no al ragazzo down: "Non sappiamo come gestirli- risponde un uomo al centralino- non abbiamo l'obbligo di prenderli, non ricadiamo nella legge della scuola pubblica. Non prendiamo ragazzi con disabilita'".

Il problema è il sostegno? Domandiamo. "No, è che non li prendiamo proprio perchè ci si viene a creare un problema. La cosa migliore, signora, è la statale, che è piu' organizzata di noi". Ci risiamo. In un istituto cattolico gestito da una grande fondazione (la struttura è a Roma e ha laboratori, centri sportivi, teatro, piscina) si aprono le porte per il nostro bambino che deve andare in prima, ma, ci dicono dalla segreteria, "noi siamo una scuola paritaria e vi dovete prendere l'onere del sostegno. In attesa che il ministero vi riconosca le ore e vi rimborsi, ma chissà quando avverra'". Scoraggiarsi e' d'obbligo. In un'altra scuola cattolica blasonata della Capitale ci dicono che "non c'e' un si' o un no a priori, certo poi bisogna vedere se si concretizzera' l'iscrizione". Ci lasciano nel dubbio. Istituto di suore a Milano: il sostegno non c'e', il bambino non trova spazio. "Il fatto- ci dicono- e' che il ministero paga solo un 'quid'...". Colpa di viale Trastevere, insomma, se un bambino non puo' scegliere la scuola che vuole. In un istituto di Verona ci dicono che anticipano loro la "retta integrativa per la disabilita'". Poi la famiglia chiedera' un sostegno alla Regione che andra' girato all'istituto. "E se non ce lo danno?". "Non e' mai capitato, ma certo il rimborso si potrebbe fare in molte rate". Si parla, infatti, dello stipendio di un docente per un anno. E anche al Sud la musica non cambia: a Palermo ci invitano a portare il nostro bimbo alla statale, "da insegnante- ci dice una operatrice- le dico che e' meglio".

LA STORIA DI LUCA - Tre scuole private su cinque hanno detto no a Luca (il nome e' di fantasia), che si doveva iscrivere in prima elementare. E solo perche' e' un bambino down. Dopo il diniego degli istituti "Maria Ausiliatrice", "Sacro Cuore" e della Scuola germanica di Roma, la signora Vittoria (non vuole che appaia il cognome) e suo marito hanno bussato alle porte della Scuola svizzera e della "Cocchetti". La prima si e' dimostrata "molto aperta e disponibile, la seconda molto piu' restia", racconta Vittoria. Ma entrambe avrebbero comunque accettato Luca "a patto che l'insegnante di sostegno lo pagassimo noi", dice. "Alla fine abbiamo optato per la 'Cocchetti', perche' la Scuola svizzera era troppo cara". Anche perche' perche' la signora Vittoria (socia dell'Aipd, Associazione italiana persone down) ha tre figli: Luca, che ora fa la quarta, Annamaria, che e' in terza, e Massimo, che va all'asilo. Tutti iscritti all'"Annunciata Cocchetti" di Roma.

"Abbiamo preferito - non parlo di scelta perche' alla fine siamo scesi a dei compromessi - le scuole private perche' gli edifici sono piu' curati, le classi meno numerose e, se i genitori ritardano di una ventina di minuti, le suore non lasciano i bambini per strada", spiega la signora Vittoria. "Luca, pero', nonostante si trovi bene con i compagni e le maestre, in quattro anni ha cambiato quattro insegnanti di sostegno: il primo anno l'abbiamo pagato di tasca nostra - 600 euro al mese per 2-3 ore di sostegno al giorno -. Gli anni successivi invece no: non so esattamente come la scuola abbia trovato i fondi, ma penso che sia intervenuto l'Ufficio scolastico provinciale o regionale". Il "problema", comunque, non e' risolto del tutto. "Se ho bisogno di lasciare Luca a scuola anche il pomeriggio- continua la signora Vittoria- devo dirlo per tempo, con circa 10 giorni di anticipo, e pagare una quota supplementare di 40 euro per il pranzo e le ore di sostegno aggiuntive".

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