Diritti e rovesci
Donatella Poretti*
L'anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani che ogni anno si celebra il 10 dicembre dovrebbe essere occasione non tanto e non solo per ricordare i passi avanti e le conquiste di civiltà fatte nel corso degli anni, ma occasione per nuove iniziative e nuovi diritti.
Purtroppo quest'anno l'impressione è quella di un tuffo nel passato, in un epoca buia per l'uomo, dove sulla ragione aveva preso il sopravvento la superstizione, dove il reato e il peccato erano coincidenti. Un passato dove le streghe finivano sul rogo e i tribunali discettavano ed emanavano sentenze capitali in base alla fede.
L'occasione per fare un passo in avanti é stata offerta dal documento francese per proporre all'Onu la depenalizzazione dell'omosessualità. Un documento appoggiato da oltre 50 Paesi, tra cui tutti quelli dell'Unione europea, che in particolare vuole porre l'attenzione su quella vergogna per cui in ben 91 Stati del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale (10 Paesi islamici) contro le persone omosessuali.
La contrarietà al documento dello Stato Vaticano arrivata attraverso le parole di monsignor Celestino Migliore, che paventava il rischio di una eventuale campagna nei confronti dei Paesi che non ammettono i matrimoni gay e le unioni civili, ha lasciato molti con l'amaro in bocca. Davvero Santa Romana Chiesa preferisce la condanna a morte di un uomo o di una donna perché commette un peccato che in alcuni luoghi è anche un reato, a fronte della possibile campagna per le unioni civili per quei pochi Paesi che ancora non le hanno disciplinate?
Da alcuni il ragionamento dell'osservatore permanente del Vaticano all'Onu è stato definito "un salto logico". Temo che purtroppo sia un salto in avanti, un mettere le mani avanti e ottenere così una interpretazione autentica e preventiva sulle conseguenze di questa risoluzione delle Nazioni Unite.



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