Lande, è difficile compiangere i truffati
di Gianni Pardo
È in corso il processo contro Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, come è stato soprannominato, e l’elenco dei truffati è lunghissimo. Anche perché l’ammontare del denaro sottratto da quel gentiluomo arriva a 170 milioni di euro e ad ipotizzare trecentomila euro di media, si va ben oltre le cinquecento persone. La truffa è un reato particolare. Dal momento che non coinvolge la violenza e vede prevalere una mente acuta su una mente ingenua, non fosse per il danno inflitto alle vittime avrebbe qualcosa di allegramente sportivo. Inoltre, mentre il truffatore ha qualche connotato positivo per la furbizia, il derubato non è simpatico perché non sarebbe mai caduto nella trappola se avesse avuto buon senso e non fosse stato avido.
Se qualcuno vende un Rolex rubato per duecento euro, chi lo compra sapendolo rubato commette il reato di ricettazione. Ma anche se è tanto ingenuo da avere dei dubbi, al riguardo, commette ancora il reato di incauto acquisto. Dunque l’ingenuità e l’avidità in qualche caso sono tutt’altro che una giustificazione. Emptor caveat, dicevano i romani: il compratore deve stare attento. La truffa si distingue dall’incauto acquisto perché il cattivo affare la vittima lo fa in seguito agli “artifici e raggiri” di chi offre il falso vantaggio, artifici e raggiri che “lo hanno indotto in errore” (il Rolex è falso).
La somiglianza fra le due fattispecie è tuttavia innegabile: nell’incauto acquisto il soggetto inganna se stesso sulla legittimità della provenienza, nella truffa è ingannato da un altro sulla qualità del prodotto, ma il reato non si sarebbe mai avuto, in nessuno dei due casi, se il soggetto non fosse stata accecato dalla prospettiva di un notevole guadagno. Quando tutto viene scoperto, il truffato oltre che danneggiato si sente un cretino, sottoposto al più o meno taciuto sarcasmo di amici e conoscenti. E anche se si autoaccuserà e si batterà il petto, come hanno fatto in tanti, in questo caso ben poco cambierà. Lacrime sul latte versato.
Se il truffatore è un delinquente ai sensi della legge penale, la vittima - oltre che una persona dal buon senso e dall’intelligenza discutibili - è un colpevole ai sensi della legge morale. Uno che, come Lande, offre interessi del venti per cento, non è in nessun caso credibile. Questi tassi non li offre nessuno, al massimo li chiedono gli usurai. E c’è di più. Se non ci fosse il trucco, perché mai questo signore si dovrebbe interessare dei sudati risparmi di un pensionato, quando un magnate come George Soros gli farebbe ponti d’oro, offrendogli di far fruttare i suoi miliardi di dollari? La più elementare esperienza insegna che il genio della finanza o si volatilizza subito o mantiene quanto promesso perché ha messo in moto la catena di S.Antonio e sta pagando i primi clienti per poi lasciare con un palmo di naso gli ultimi arrivati. Molta gente crede che quando Milton Friedman diceva che nessun pasto è gratis scherzasse.
Le truffe non riuscirebbero se i truffati non fossero avidi e se non si credessero più furbi di quanto non siano. Credono di avere trovato loro il merlo da spennare. E in questo sono stranamente parenti del truffatore. Interessante il fatto che fra i truffati ci siano personaggi risolutamente di sinistra come Sabina Guzzanti e David Riondino. Sono contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sono contro il denaro che crea denaro, ma quando si tratta di loro stessi dimenticano tutto questo e invece di contentarsi di un grasso cinque per cento, come gli sporchi capitalisti normali, sognano un venti per cento che sa lontano un miglio di imbroglio a carico di qualcuno. E se alla fine il “qualcuno” a carico di cui è l’imbroglio sono loro, come faccio ad averne pietà?


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