Trieste/ Recluse si fanno lanciare sperma dai carcerati per rimanere incinte e avere "sconti" di pena

Mercoledì, 4 maggio 2011 - 15:19:00
carcere

Nessun desiderio di maternità per le detenute del carcere del Coroneo di Trieste,
ma la voglia di usufruire delle misure alternative concesse per le donne in attesa di un bambino: così il quotidinao Il Piccolo spiega i tentativi di alcune recluse di restare incinte grazie al seme "mirabolantemente" donato da alcuni "colleghi" maschi.

Nel carcere triestino pare infatti che sia stato studiato un insolito sistema di "fecondazione assistita", dagli esiti alquanto dubbi, ma certamente ingegnoso: gli uomini lancerebbero il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne presenti nel cortile durante l'ora d'aria. Il Coroneo è infatti uno dei pochi carceri italiani a ospitare, nella stessa struttura, detenuti maschi e femmine.

Per quanto lo possa sembrare, che la vicenda non sia una boutade, lo conferma il direttore dell'istituto, Enrico Sbriglia: "Dopo essermi consultato con alcuni medici - si legge infatti sulle pagine de Il Piccolo - ho ritenuto doveroso segnalare alla Procura quanto accadeva, visti anche i rischi di trasmissione di malattie, per tutelare la salute di queste donne".

Per ora la maccheronica donazione di sperma non avrebbe prodotto risultati: "Nessuna donna è rimasta incinta - ha spiegato infatti Sbriglia -''ma l'attenzione degli agenti penitenziari su questo fronte ora è estremamente alta".
 
UN LETTERA SCRITTA AL COMPAGNO HA SVELATO L'INGEGNOSO SISTEMA- Tutto e' nato dal ritrovamento di una lettera indirizzata da una detenuta al suo uomo, a sua volta incarcerato nella casa circondariale di Trieste, il Coroneo, nella quale la giovane dava istruzioni per farsi inseminare tra le sbarre, spiegando che la pratica aveva avuto gia' successo altrove. Il direttore del carcere, Enrico Sbriglia, ora in aspettativa perche' candidato alle amministrative, non conferma ne' smentisce, ma ironizza: "Se fosse nato qualche bambino, lo avrei chiamato Libero o Libera". Insomma, la faccenda e' proprio vera. E' trapelata solo ora ma risale a qualche mese fa e Sbriglia, all'epoca, lo ha riferito ai superiori gerarchici e alla magistratura di sorveglianza. Non alla Procura, perche' un reato non parrebbe esserci.
In pratica, le detenute facevano cosi': da dietro le sbarre facevano capire al prescelto cosa volevano. Poi, quando la giovane andava in cortile per l'ora d'aria, il detenuto lanciava il pacchetto, mentre gli agenti della polizia penitenziaria destinati alla sorveglianza venivano distratti. In quanto ai particolari tecnici, il seme era infilato in un guanto di lattice, di quelli usati nella cucina e nella lavanderia del Coroneo. Ricevuto il pacchetto, la destinataria con una scusa chiedeva di andare urgentemente in bagno.
Pare che per l'inseminazione 'fai da te' le donne usassero, al posto delle siringhe, le cannule delle penne smontate.
 
L'INSEMINAZIONE 'FAI DA TE'? NON E' REATO- La pratica, ribadisce Sbriglia, non e' un reato. "Non c'e' reato -spiega- nell'affacciarsi alle finestre o nel dedicarsi a pratiche onanistiche. Il reato potrebbe essere quello che, se un detenuto e' sieropositivo, rischia di mettere in pericolo la salute della donna.
Potrebbe starci l'imbrattamento -prosegue Sbriglia- se durante l'iter imbrattano".

 La vicenda era ormai divenuta il segreto di Pulcinella nel mondo che ruota intorno al carcere e correva di bocca in bocca tra gli operatori. Ma il problema non e' ancora stato risolto. Certo, la polizia penitenziaria e' piu' che mai all'erta, ma per risolvere definitivamente la questione, bisognerebbe impedire che le detenute si affaccino alle finestre, o che facciano un gesto con la mano ai maschi e infine ai detenuti di atti di onanismo. Ma non c'e' nessuna legge o norma carceraria che lo consenta.
Anzi, non e' stato nemmeno possibile apporre "delle griglie a magli strette alle finestre per impedire il lancio dei contenitori -racconta Sbriglia- sia per mancanza di risorse sia perche' alcune normative non lo consentono perche' grate tipo zanzariere non permetterebbero il ricambio d'aria".
L'unica soluzione sarebbe che il carcere non permettesse nemmeno il contatto visivo tra maschi e femmine. Insomma, fantascienza, fintanto che la struttura architettonica del Coroneo ospita sezione femminile e maschile. 

 Attualmente, le donne dietro le sbarre sono a Trieste circa 35 e in genere sono molto giovani, quindi in grado di rimanere incinta. Di regola, le giovani non scontano piu' di 5 anni di detenzione.
La pratica dell'inseminazione casalinga nasce dal desiderio dei permessi dei quali possono fruire le detenute madri. Di fatto, il bizzarro e ingegnoso procedimento finora non ha prodotto alcun bebe' e sembra sia stato tentato da ragazze con legami affettivi con compagni a loro volta dietro le sbarre o con i quali avevano un legame di simpatia costruito attraverso lettere e saluti, "come accade al liceo", scherza Sbriglia.
0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Lega/ Maroni, liti? A me interessa il futuro
Berlusconi/ Maroni, suo tira-molla non fa bene a leadership Alfano
Lega/ Maroni, pronto a dialogo con Alfano ma capire chi comanda
Rcs/ In sede Pietro Scott Jovane
Crisi/ Bankia chiede a Spagna aiuti per 19 mld
Rcs/ In corso da oltre due ore CdA, attesa nomina Ad
Ue/ Monti, su Eurobond evitare pugno nell'occhio ai tedeschi
Monti/ Riforme cruciali, Governo tecnico utile parentesi
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Non aspettare!

Cerca subito tra migliaia di immobili in vendita e in affitto
Inizia da qui

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso