Delitti passionali, "l'uomo non accetta il rifiuto e l'abbandono"
Nove donne sono state uccise nelle ultime tre settimane in Italia da uomini lasciati o rifiutati: le ultime sono la giovanissima Eleonora, 16 anni, freddata domenica a Mestre dal suo ex trentenne, che poi si è tolto la vita, e Katerina, 24enne croata, uccisa ieri sera a Cuneo da un uomo di 28 anni, che per gelosia ha massacrato a coltellate lei e l'amico di lei, poi si è tolto la vita. È l'escalation di un fenomeno di violenza che vede ogni anno cento donne morire per mano di mariti, fidanzati, ex compagni.
Il filo rosso che accomuna questi delitti "passionali" è il rifiuto di una relazione da parte femminile: "Che si tratti di avances fatte per la prima volta o di una richiesta di tornare insieme, quello che gli uomini non accettano è sentirsi dire di no. E questa non è passione, ma frustrazione e incapacità di sopportare un abbandono": ad analizzare il fenomeno è la scrittrice e giornalista Cinzia Tani, che ha insegnato "Storia sociale del delitto" alla facoltà di Sociologia dell'Università La Sapienza di Roma, autrice di libri come "Amori crudeli", "Assassine", "Coppie assassine".
Quali sono le ragioni di questa violenza?
Il fenomeno è recente, collocabile nell'ultimo decennio, ma le cause risalgono all'emancipazione femminile degli Anni Settanta, che gli uomini non sono ancora educati ad accettare. Un'emergenza sociale drammatica e difficilmente arginabile: possiamo però supporre che nel giro di un paio di generazioni, con la maturazione culturale maschile, questo tipo di delitti potrebbe diminuire.
In passato i delitti passionali erano diversi?
Un tempo erano più le donne a commettere omicidi, per gelosia, odio, vendetta, perché costrette a restare nel nucleo familiare per motivi sostanzialmente economici. Da quando hanno raggiunto l'indipendenza lavorativa, invece, lasciano il partner e cambiano vita, di solito portandosi via i figli. A loro volta gli uomini erano abituati a sentirsi i "padroni": si vendicavano magari con le punizioni tra le mura di casa, ma non avevano motivo di uccidere. Oggi invece sentono che la situazione sta sfuggendo loro di mano e lasciano esplodere la rabbia. Il loro è un amore morboso, malato. Poi, dopo aver ucciso quanto di più importante hanno nella vita, a volte anche i figli, si suicidano, perché sentono che la loro esistenza non ha più senso.
Cosa scatta nella mente umana mentre si commette questo tipo di omicidio? C'è premeditazione?
La premeditazione c'è nei casi di stalking, quando inizia un percorso di piccole vendette e persecuzioni che poi raggiunge l'apice. Nel caso di avances respinte, invece, è la rabbia del rifiuto ad esplodere. E questa è l'emozione negativa più diffusa nella società di oggi, la stessa che insorge nelle liti di condominio o in strada tra automobilisti.
Si possono individuare confini geografici, culturali o sociali per questo fenomeno?
No, i delitti sono ugualmente diffusi in tutta Italia e in qualsiasi ceto sociale. Per cause diverse, che alla fine si bilanciano: al Nord c'è una società più individualista e le persone si sentono più abbandonate a se stesse, al Sud si hanno più parenti e amici intorno, ma c'è una mentalità ancora più ristretta di fronte all'emancipazione femminile. In entrambi i casi le temperature elevate, come in questo periodo, aggravano la situazione: si perde più facilmente il controllo. Non è un caso che nelle ultime estati si siano sempre registrate delle escalation.
Come si può arginare il fenomeno?
Purtroppo c'è poco da fare. Anche se si sporge denuncia, spesso non ci sono i termini perché una donna perseguitata da uno stalker venga difesa. La polizia ha bisogno di prove prima di intervenire. La cosa più spaventosa è la diffusione delle armi, anche tra i giovanissimi, che uccidono per futili motivi. Con una pistola in mano, è troppo facile togliere e togliersi la vita.
Si può almeno dare qualche consiglio alle donne?
Evitare la trappola dell'ultimo appuntamento: può sembrare banale, ma è una situazione molto pericolosa. Il potenziale omicida è pronto "alle rose o al coltello", a seconda che lei dica sì oppure no. E poi, ai primi segnali di violenza, alzare le antenne: uno schiaffo in una coppia è un segnale premonitore, non bisogna sottovalutarlo. Un uomo violento difficilmente cambierà.
Gemma Petroselli



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