Ddl università approvato al Senato
Primo via libera del Senato alla riforma dell'università. L'aula di Palazzo Madama ha approvato il ddl Gelmini con 152 si', 94 no e un astenuto. Hanno votato a favore Pdl, Lega, Alleanza per l'Italia (Rutelli) e Svp. Voto contrario invece di Pd, Udc e Italia dei Valori. Il provvedimento ora passa all'esame della Camera.
La riforma - Il ddl, che ha già suscitato molte polemiche nel mondo universitario specie tra i ricercatori che non saranno più a tempo indeterminato, prevede tra le altre cose nuove regole per il reclutamento dei professori, mandati a tempo (massimo 8 anni) per i rettori e un fondo per gli studenti meritevoli e i docenti migliori.
Una legge di "regole e principi" ma senza risorse che arriveranno, secondo l'impegno del governo, con la Finanziaria di settembre. La riforma dell'universita' riceve il primo via libera dal Senato (con il si' della maggioranza, di Api e Svp; e il no di Pd, Udc e Idv) e passa alla Camera dove approdera' per l'esame dopo la pausa estiva. Soddisfatto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, che ha promesso il recupero di parte delle risorse tagliate (ben 1 miliardo e 300 milioni) "indispensabili per il buon funzionamento dell'universita'", assicurando in particolare 40 milioni di euro per ripristinare gli scatti stipendiali meritocratici. In pratica cosa cambia? Il ddl prevede nuove regole per il reclutamento di professori e ricercatori; massimo di due mandati (per un totale di 8 anni) per i rettori che, se inadeguati, potranno essere sfiduciati dal Senato accademico; un fondo per premiare gli studenti meritevoli (anche questo in attesa delle risorse); netta distinzione tra Senato accademico e Consiglio di amministrazione.
I PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA GELMINI
- RECLUTAMENTO PROFESSORI: Per il reclutamento si introduce l'abilitazione nazionale sia per chi vuole diventare associato sia per chi vuole diventare ordinario. L'abilitazione sara' attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualita' fissati dall'ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca, ente pubblico vigilato dal ministero dell'Istruzione). I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole universita', cui potranno accedere solo gli abilitati. Gli ordinari andranno in pensione a 70 anni, gli associati a 68.
- RICERCATORI: Non saranno piu' a tempo indeterminato. Viene introdotto il cosiddetto sistema di 'tenure-track': in pratica per i ricercatori ci saranno contratti a tempo determinato (minimo 3, massimo 5 anni) seguiti da contratti triennali (il rinnovo e' possibile una sola volta), al termine dei quali se il ricercatore sara' ritenuto valido dall'ateneo sara' confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario, terminera' il rapporto con l'universita' maturando pero' dei titoli utili per i concorsi pubblici. Il ddl abbassa l'eta' in cui si entra di ruolo da 36 a 30 anni con lo stipendio che passa da 1.300 a 2.000 euro.
LA SODDISFAZIONE DELLA GELMINI - “Voglio esprimere grande soddisfazione per l’approvazione del ddl sull’università. Si tratta di un evento epocale che rivoluziona i nostri atenei e che permette all’Italia di tornare a sperare. L’università sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sarà premiato solo chi se lo merita. L’approvazione di questo provvedimento costituisce la base per il rilancio del sistema universitario italiano, finalmente si potrà competere con le grandi realtà internazionali. È importante che una parte dell’opposizione, come Rutelli e l’Api, abbia votato a favore del provvedimento. Questa è la dimostrazione che, sui grandi temi del riformismo, maggioranza e opposizione possono lavorare insieme per modernizzare il Paese”.



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