Cura e prevenzione, Italia fanalino di coda

Mercoledì, 14 ottobre 2009 - 09:37:00


L'ultima campagna choc contro l'Aids
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Le condizioni dei malati di Hiv/Aids in Italia sono tra le peggiori d’Europa. Lo sostiene la Health Consumer Powerhouse, un centro di ricerca privato che ha prodotto per la prima volta una classifica sulle condizioni dei malati di HIV in 29 paesi europei. A guidare la graduatoria sono Lussemburgo, Malta e Svizzera, mentre l’Italia è in fondo al 27° posto, soprattutto a causa della persistente mancanza di dati affidabili sui sieropositivi. Questo aspetto viene ritenuto molto importante in quanto politiche mirate ed efficaci si possono costruire soltanto su dati affidabili. “L’Italia ottiene risultati molto scarsi in tutte le sotto-categorie dell’indice Euro Hiv, soprattutto a causa dei dati mancanti – spiega la direttrice della ricerca Beatriz Cebolla –  quando invece c’è un bisogno urgente di un monitoraggio e una valutazione costante”.

Cebolla suggerisce come prima mossa per l’Italia quella di introdurre l’educazione sessuale obbligatoria, pratica che ha ricadute positive confermate da numerose ricerche. Inoltre una migliore educazione del grande pubblico risolverebbe molti problemi di discriminazione che esistono nei confronti dei malti di Hiv/Aids.

Il problema della stigmatizzazione dei sieropositivi rimane comunque un denominatore comune in molte parti d’Europa. Vi sono inoltre certi paesi con una legislazione che criminalizza la trasmissione del virus, anche se avvenuta in modo involontario o inconsapevole. Inoltre si registra un aumento dei comportamenti a rischio. Si segnala poi il fatto che i migranti senza documenti in diversi paesi hanno difficoltà ad accedere ai servizi sanitari, che molto spesso non gli vengono garantiti. Ciò non fa che aumentare il rischio di diffusione del virus. Grave la situazione anche nelle carceri, soprattutto quelle dell’Est Europa. In generale, il problema dell’Hiv non trova agli occhi dei politici l’attenzione che deve meritare: manca una leadership forte per gestire il problema, e i governi sembrano preferire l’ignoranza alla conoscenza delle reali dimensioni del problema.

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