Cucchi, per salvarlo bastava acqua e zucchero
Bastava un cucchiaino di zucchero e Stefano Cucchi si sarebbe salvato, scrivono i pm Barba e Loy nell'avviso di fine inchiesta. Tra le varie mancate cure contestate al primario Aldo Fierro , a quattro medici e tre infermieri (i dirigenti medici di primo livello Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno, Stefania Corbi e Preite De Marchis, e i tre infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe, si salva dall'accusa di abbandono di incapace aggravato dalla morte solo la dottoressa Rosita Caponetti), c'è anche quella di aver volontariamente omesso di «adottare qualunque presidio terapeutico al riscontro di valori di glicemia ematica pari a 40 mg/dl, rilevato il 19 ottobre, pur essendo tale valore al di sotto della soglia ritenuta dalla letteratura scientifica come pericolosa per la vita (per un uomo pari a 45mg/dl), neppure intervenendo con una semplice misura quale la somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d'acqua che il paziente assumeva regolarmente, misura questa idonea ad evitare il decesso». 
Tra le altre omissioni volontarie, ci sono la mancata effettuazione di un elettrocardiogramma, la mancata palpazione del polso e l'assenza di controllo del corretto posizionamento o dell'occlusione del catetere determinando così l'accumulo di una rilevante quantità di urina nella vescica (1400 cc) con risalita del fondo vescicale e compressione delle strutture addominali e toraciche. A Cucchi, poi, non è stata comunicata l'assoluta necessità di effettuare esami diagnostici essenziali alla tutela della sua vita. Chi era in servizio al Pertini si era limitato a prendere atto del suo rifiuto, con nota in cartella clinica, motivato dalla volontà di parlare con il proprio avvocato. Tra le altre omissioni, il mancato trasferimento del paziente con urgenza in un reparto più idoneo quando le condizioni di salute erano ormai diventate assai critiche.



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