Crisi/ Crollo del consumo di pane per 500 milioni

Giovedì, 19 marzo 2009 - 18:30:00

IL COMMENTO

Non c'è più il pane di una volta, di Giuseppe Morello

"Entro la fine dell'anno bruceremo 500 milioni di euro a causa di un drastico calo dei consumi di pane nei 25mila forni artigianali italiani". Lo dichiara il presidente della Federazione italiana panificatori (Fippa), Luca Vecchiato in base alle stime federali sugli effetti della crisi economica nell'anno in corso.

"Questa crisi - prosegue Vecchiato - mina un comparto composto da piccolissime imprese che danno lavoro a 400 mila addetti. Alla politica non chiediamo soldi ma l'emanazione di un regolamento che definisca una volta per tutte la differenza tra pane fresco e gli altri tipi di pane, come quello confezionato e il presurgelato venduto ad esempio nella Gdo. L'obiettivo è che il consumatore possa riconoscere con chiarezza quando il pane è fresco e quando non lo è". "Occorrono - continua Vecchiato - regole chiare a salvaguardia della nostra categoria e soprattutto a tutela dei consumatori. Con la nostra professionalità siamo in grado di dimostrare la differenza e soprattutto la tracciabilità dei nostri prodotti artigianali rispetto a quelli industriali".


Il pane di Altamura (Puglia)

Per la Federazione italiana panificatori, il pane fresco deve essere riconoscibile dai consumatori e questo è possibile solo introducendo la denominazione "pane fresco", come già di fatto avviene con un altro importante genere di prima necessita', il latte. A tutt'oggi questa empasse mette a rischio di estinzione i piccoli forni italiani. Per Vecchiato: "Il cliente non sa che il pane 'cotto' nella Gdo è spesso surgelato. Inoltre non sa quando e in quale paese viene prodotto. In sostanza, il consumatore ha solo l'illusione di comprare pane fresco, magari perché caldo al momento dell'acquisto, ma i panifici presenti nella Gdo sono in realtà lo 0,5 per cento del totale.

Il risultato non sta solo nella qualità ma anche nella naturalità del prodotto: noi usiamo sale, acqua, farina e una lievitazione che dura una notte intera. Questo 'nuovo pane' necessita invece di almeno 4 o 5 ingredienti in più tra lievitanti e additivi per resistere alla congelazione, che può durare anche due anni. Per non parlare del pane confezionato, che può contare fino a 40 ingredienti contro i 4 del pane artigianale".

Infine, il presidente della Fippa si rivolge alle istituzioni: "Auspichiamo un incontro urgente con il ministro delle Attività Produttive per sollecitare un intervento quanto mai necessario in tempo di emergenza economica. Chiediamo semplicemente l'emanazione di un regolamento che doveva essere applicato fin dal 2008, che definisca finalmente la differenza tra pane fresco e gli altri tipi di pane".

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