Diossina/ La Puglia vieta la vendita delle cozze a Taranto. Sconcerto anche fra i militari: "Costantemente esposti alle esalazioni dell'Ilva"
| LO SPECIALE DI AFFARI Inchiesta/ Taranto e Vendola alle cozze. Livelli di diossina a +70% |
"Divieto di movimentazione e commercializzazione delle cozze allevate nell'area del primo seno di mar Piccolo a Taranto". Lo ha stabilito il tavolo tecnico regionale istituito in Puglia per valutare il rischio di contaminazione da diossina e Pcb-diossino nei mitili allevati nel capoluogo jonico. A darne notizia è un comunicato della Regione.
La produzione del primo seno del mar Piccolo ammonta ad un terzo di quella complessiva. Valori nella norma sono stati riscontrati per le cozze allevate nel secondo seno e in mar Grande. All'incontro hanno partecipato esponenti della Regione Puglia - Assessorato alle Politiche della Salute e di Arpa Puglia, Osservatorio Epidemiologico Regionale di Puglia, Università degli Studi di Bari - Facoltà di Medicina Veterinaria, Asl di Taranto, Cnr di Taranto, Istituto Zooprofilattico di Foggia. La decisione, presa a tutela della salute pubblica in base al principio di massima precauzione, conferma l'iniziativa già presa il 22 luglio scorso dalla Asl di Taranto che ha disposto il blocco del prelievo dei molluschi bivalvi dal primo seno di mar Piccolo in base ai risultati di analisi condotte su campioni prelevati lo scorso giugno. La Asl ha fatto sapere di avere prelevato ulteriori campioni il 19 luglio scorso e di essere in attesa degli esiti degli esami da parte dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo.
Il tavolo tecnico regionale ha inoltre disposto che sia assicurata continuità al piano straordinario per la valutazione e gestione del rischio diossina già avviato dalla Asl di Taranto per comprendere l'andamento dell'eventuale contaminazione; che siano intensificati i campionamenti e che sia predisposto un piano di approfondimento per identificare le fonti di inquinamento. È stato disposto, inoltre, di intensificare i controlli nei punti vendita per evitare l'eventuale commercializzazione di mitili non idonei.
DISASTRO AMBIENTALE E SANITARIO A TARANTO: SCONCERTO ANCHE TRA I MILITARI - Taranto è probabilmente la città italiana con la maggior densità di cittadini militari. Ma è senza dubbio anche la città più inquinata d’Europa e quella dalla quale viene prodotto il 90% della diossina italiana. Basta questo per creare sconcerto fra i militari che svolgono servizio a Taranto in particolare nell’area portuale, che è di fatto all’interno della zona industriale. I Consigli della Rappresentanza Militare a livello di Base della Guardia di Finanza e a livello nazionale della Guardia Costiera, attraverso specifiche delibere, hanno espresso “la loro preoccupazione per l’allarmante situazione ambientale” e le sue conseguenze. I due Consigli di Rappresentanza chiedono ai loro rispettivi vertici, di avviare “indagini cliniche, nonché ambientali, più specifiche in modo tale da poter disporre di uno screaning sullo stato di salute dei militari che prestano servizio nell’ambito dell’area portuale”.
In particolare, sulla spinta della prima delibera della Guardia di Finanza, è intervenuto anche il Consiglio Rappresenta militare a livello nazionale della Guardia Costiera al fine di chiedere all’ARPA Puglia e Enti locali, attraverso i propri Vertici militari, il “monitoraggio in continuo” in merito alla presenza nell’aria dei pericolosi agenti cancerogeni (clicca qui per scaricare la delibera). Il personale in servizio durante le notti, avverte un forte senso di bruciore agli occhi e alla gola. Solo per spirito di servizio i militari rimangono al proprio posto di lavoro e non ricorrono agli immediati accertamenti medici. Questo non vuol dire rimanere passivi. Gli orribili fumi che si vedono e che si respirano, anche filmati e fotografati reperibili su internet e le strade di color rosso, non sono certo frutto dell’immaginazione. Questi militari sono esposti costantemente a rischio di inalazione anche delle polveri, scaricate giorno e notte, quale materia prima per il funzionamento degli altiforni dell’Ilva.
In considerazione che ormai da anni la questione si presenta sugli organi di informazione come un gravissimo caso ambientale e sanitario di portata nazionale, il personale della Guardia Costiera, in qualità di “uomini di stato”, rivendica verso le Istituzioni il preciso diritto di sapere il livello di inquinamento presente nell’aria che si respira durante i servizi svolti. I militari della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera di Taranto come tutti i loro colleghi italiani in divisa, sono educati a svolgere attività di Polizia come “Forze” per proteggere i cittadini da chi commette atti di violenza, ciò fino all’estremo sacrificio. Anche in questo caso sono pronti a donare la propria vita, per difendere i cittadini, le loro famiglie e se stessi… Ma come, da chi e da che cosa? Eppure, qualcosa da cui difendersi e qualche modo per difendersi sicuramente ci sarà…..!



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