Costa Concordia, ora non affondiamo l'inchiesta
Di Giuseppe Morello
La tragica assurdità accaduta al Giglio pretende spiegazioni che a oggi ancora non ci sono. Un incidente o una avaria sono nell'ordine delle cose, ma una nave con migliaia di persone a bordo non può finire contro un sasso e affondare manco fosse una carretta dall'Africa a Lampedusa. Abbiamo solo domande che ci piacerebbe trovassero prima o poi una risposta.
Perchè la nave ha percorso un tragitto che non doveva percorrere, come una astronave che cerchi di atterrare in un cucinino? Come mai a bordo nessuno dell'equipaggio ha sentito i sofisticati strumenti di bordo che certamente segnalavano fondali bassi e ostacoli? Come è possibile che al comando della nave ci fosse un uomo forse ubriaco, certamente distratto, vile perché ha lasciato la nave a momenti per primo e palesemente inadatto a gestire l'emergenza, come appare chiaro dalle telefonate con la Capitaneria di Livorno?
La proprietà della nave anziché fare conferenze stampa lacrimevoli, ci dica a quattro giorni dal disastro cosa cavolo è successo, come mai i soccorsi sono stati così dilettantistici nel complesso e perché ci è voluto l'eroismo di un equipaggio di fatto ammutinato per evitare che le cose andassero persino peggio. il comandante Schettino ha ovviamente responsabilità ciclopiche, ma la compagnia eviti di addossare a lui tutte le colpe, e spieghi come lo ha preparato e coma mai ha affidato a lui la responsabilità di migliaia di persone.
Ecco, questo è quello che vorremmo sapere. Quello che dobbiamo sapere, cercando di non farci sopraffare dall'emozione di una tragedia e dal profluvio di racconti e aneddoti che alla lunga offuscano le domande cruciali.
giuseppe.morello@affaritaliani.it


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