Cosima e Sabrina davanti al giudice. Oggi è il giorno della verità

Riparte a Taranto dopo la decisione della Cassazione che ha respinto l'istanza di remissione presentata dai legali di Sabrina Misseri, l'udienza preliminare per il delitto di Avetrana. In aula ci saranno la stessa Misseri e la madre, entrambe detenute, e Michele Misseri, rispettivamente padre e marito delle due donne. I tre non potranno incontrarsi in quanto Sabrina e la madre seguiranno i lavori dell'udienza da dietro ai vetri di un gabbiotto.
Di fronte al gup Pompeo Carriere compariranno complessivamente 13 imputati. Altre tre persone, accusate di false dichiarazioni al pm, dovranno attendere almeno l'esito del processo di primo grado per essere giudicati
Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano sono accusate di concorso in omicidio volontario e sequestro di persona. Poi, insieme con Michele Misseri, marito di Cosima e papà di Sabrina, con Carmine Misseri, fratello di Michele, ed un nipote di quest'ultimo, Cosimo Cosma, le due donne sono accusate anche della soppressione del cadavere.
Il corpo di Sarah fu ritrovato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 2010 in fondo ad una cisterna nelle campagne di Avetrana. Tra gli imputati ci sono anche quattro avvocati, accusati a vario titolo di favoreggiamento personale, intralcio alla giustizia, soppressione di atti veri e infedele patrocinio, e quattro presunti favoreggiatori del fioraio di Avetrana Giovanni Buccolieri.
L'uomo dichiarò inizialmente di aver visto, nel primo pomeriggio del 26 agosto 2010, Cosima Serrano costringere in strada Sarah a salire in auto, a bordo della quale c'era un'altra persona. Due giorni dopo si rimangiò tutto di fronte ai pm dicendo che era stato solo un sogno.
Dopo il responso della Cassazione e con il conseguente proseguimento dell'udienza preliminare a Taranto, ora si riaprono i termini di custodia cautelare per Sabrina Misseri e sua madre, Cosima Serrano. In particolare per Sabrina, in carcere dal 15 ottobre del 2010, i termini scadono il 27 novembre prossimo. Entro quella data, il gup Carriere dovrà far conoscere le sue decisioni.
MICHELE MISSERI ALLA NIPOTE: "SABRINA DEVE FARE LA SUA PARTE"- “Certamente Sabrina deve fare la parte sua, non è che sono solo". E’ l’8 novembre 2010 e Michele Misseri incontra, in carcere, la nipote Maria Greco. Lei è convinta dell’innocenza dello zio. Lui, in alcuni passaggi, lascia intendere di essere intervenuto a omicidio consumato: "Sarah chi l’ha messa dentro al pozzo, chi l’ha portata in campagna? Mica Sabrina! Abbiamo fatto i furbacchioni e mo vedi come ti trovi”.
Maria Greco non ha mai creduto, neppure per un istante, che lo zio potesse essere il responsabile dell’omicidio: “Non è vero… Ma come hai fatto a fare una cosa del genere se tu non hai mai ucciso un gatto, mai una lucertola, mai niente. Non è vero e io lo so che non è vero. […] So che stai dicendo le bugie, so come sei fatto. Stai ridendo perché non dici la verità”.
La conversazione prosegue con Michele che racconta alla nipote di trovarsi abbastanza bene in carcere e che i suoi familiari erano passati per lasciargli cento euro: “Si sono messi la coscienza a posto” commenta Maria Greco che in più occasioni critica aspramente Cosima Serrano e consiglia allo zio di "lasciar perdere" i parenti della moglie.
“La verità è che l’ho portata io nel pozzo, che ho bruciato le robe, il telefonino, tutte queste cazz… qua le ho fatte io”. Nessun riferimento all’uccisione di Sabrina ma solo ai momenti successivi, quelli dell’occultamento del cadavere e delle indagini.
Forse per mettere a proprio agio lo zio, forse per sdrammatizzare, le parole di Maria Greco sono spesso interrotte da risate che stonano sia con il teatro della conversazione, sia con l’argomento in discussione: la morte di Sarah. Maria ride quando racconta di aver visto le immagini con Michele, sul luogo del delitto, intento a indicare ai Carabinieri come e dove aveva seppellito Sarah. E ride quando dice: “Penso che hai tenuto quel coraggio perché hai lavorato al cimitero”.
Maria è poi con grande freddezza che prova a ricostruire i minuti immediatamente successivi alla morte di Sarah: “Per i nervi è successo tutto” dice Michele. “Ma non per nervi… Forse la paura che ti sei preso no, magari che non sapevi… Cioè, ti sei visto solo e non sapevi, allora hai preso la ragazza e come sia che era un sacco di patate l’hai portata…”. Parole che sembrano gelare lo stesso zio, che replica: “No, come un sacco di patate non l’ho portata. Me l’ho messa addosso, poi con la corda l’ho calata giù piano piano. Senza legarla”.


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