Cogne, Annamaria Franzoni non ricorda di aver ucciso il figlio

Giovedì, 10 giugno 2010 - 09:17:00

Franzoni

Se è vero che ha ucciso suo figlio, Annamaria Franzoni non lo ricorda più. La donna non dice una bugia quando dice che il colpevole è qualcun altro: lei, semplicemente, conserva nella memoria un film diverso. Lo hanno stabilito due consulenti della difesa al processo Cogne bis, nel quale la madre del piccolo Samuele - che sta scontando nel carcere di Bologna la condanna per l'omicidio - è accusata di calunnia nei confronti del vicino di casa Ulisse Guichardaz. E un consulente dell'accusa, Ugo Fornari, si è spinto ancora più in là: "Lei non vuole ricordare e non può ricordare. Il giorno in cui accadesse, potrebbe suicidarsi".

Tanto da convincere il presidente del tribunale di sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto, a intervenire per spiegare che la vigilanza è altissima: dalla cella sono stati tolti tutti gli oggetti pericolosi e la porta è sempre aperta. Ciò che si nasconde nella mente della donna è fondamentale per le sorti della causa. Bisogna stabilire se, quando denunciò Guichardaz, nel 2004, si era resa conto che stava incolpando un innocente. Su invito degli avvocati difensori, i docenti universitari Giuseppe Sartori e Pietro Pietrini, esperti in neuropsicologia e biochimica clinica, hanno sottoposto la Franzoni alla Iat, una tecnica innovativa sviluppata negli Stati Uniti una quindicina di anni fa.

Il risultato - affermano - è che la sua continua professione di innocenza non è frutto di amnesia: "Potremmo chiamarla, per comodità, una 'memoria innocentè. Il ricordo che ha di quel giorno è il ricordo della propria versione dei fatti". Che nel corso dei processi è sempre rimasta la stessa: uscì di casa per portare il figlio Davide allo scuolabus, chiuse la porta a chiave, rientrò e scoprì Samuele steso sul lettone, sotto il piumino, con la testa piena di sangue. I due specialisti non hanno dubbi: «È genuinamente convinta di quello che dice. E allora viene meno il reato di calunnia". Ma il giudice, Roberto Arata, ha messo un punto fermo: "Questo lo decideremo noi giuristi".

 

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