I bambini vivono meglio nelle Filippine che in Europa. Ma la città ideale non esiste

Lunedì, 8 novembre 2010 - 10:22:00

Di Benedetta Sangirardi

Viaggi Bambini vacanza

Il bambino nelle città, la sua partecipazione, i rapporti con i genitori, con le insegnanti, con il territorio
. Esiste una città a misura di bambino nel 2010? La risposta è no. Non solo in Italia, ma in ben 38 paesi del mondo. E a sorpresa si scopre che vivere nelle Filippine, per un bambino, è meglio che vivere in Europa. Ad affrontare il tema la a Conferenza sulle città amiche dell’infanzia, a cui hanno partecipato oltre 300 delegati per capire il futuro dei nostri centri urbani. Quattro temi: la partecipazione di bambini e ragazzi, la povertà minorile, gli strumenti di valutazione e di autovalutazione delle politiche per l’infanzia a livello locale e il diritto al gioco.

Il vero problema è la mancanza di partecipazione dei bambini e dei giovani. Lo studio condotto dal centro di Ricerca Innocenti dell'Unicef in accordo con il Children's Environment Research Group della City University di New York (svolto su 31 paesi), ha offerto risultati interessanti e allo stesso tempo deludenti. Siamo lontani dal creare una vera città a misura di bambino, soprattutto perché la loro voce non viene ascoltata, le loro idee messe da parte e sottovalutate. Un esempio. A Stoccolma, in Svezia, la politica sul trasporto pubblico è basata su un processo consultivo di ragazzi e adolescenti le cui proposte si sono rivelate particolarmente innovative in fatto di percorsi, limiti di velocità spazi verdi etc. Ma questo non accade ovunque, purtroppo.

Inoltre, mettendo i ragazzi nella condizione di partecipare agli spazi decisionali, le amministrazioni locali possono trovare soluzioni piú efficaci che consentano di venire incontro alle esigenze di tutti in base al principio che una città a misura di bambino è una città a misura di tutti. Ma molto è ancora da fare soprattutto per convincere gli stessi adulti dell’importanza di coinvolgere i ragazzi nelle loro decisioni politiche.

Le scuole in questo campo giocano un ruolo chiave nel promuovere la partecipazione, sia attraverso l’educazione alla cittadinanza sia fornendo ai ragazzi uno spazio fisico e sociale dove organizzarsi. In questo senso non è casuale il fatto che le assemblee e i consigli dei ragazzi siano originati proprio nella scuola e rappresentino il primo gradino per la loro partecipazione.

La condizione di povertà in cui molti ragazzi si trovano a vivere è un tema che richiede una profonda attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche al di là anche dei diversi schieramenti politici. Povertà non è solo una mancanza di reddito ma è essenzialmente una mancanza di opportunità che taglia fuori dalla vita sociale coloro che ne rappresentano il presente e il future: le giovani generazioni. Anche in situazioni molto difficili come ad esempio quella dei ragazzi di strada il modo migliore per relazionarsi con loro è quello di coinvolgere gli abitanti della comunità per incoraggiare il dialogo intergenerazionale e promuovere l’integrazione e la collaborazione all’interno delle comunità e degli spazi urbani. Affaritaliani.it ha intervistato Dora Giusti, coordinatrice dell'indagine per l'Unicef.

Com'è una città amica dei bambini?
"E' un'amministrazione locale che si impegna a rispettare i diritti dell'infanzia e a tutelarli attraverso nove passi che sono stati definiti proprio nel nostro centro di ricerca. Noi abbiamo analizzato nove città in tutto il mondo. Andiamo da San Paolo in Brasile fino a Manila, al Sudan, Repubblica Domenicana, Francia, Spagna, Italia, Marocco, Giordania, Filippine. In ogni paese abbiamo preso città di riferimento con ambienti molto diversi tra loro. In Italia per esempio abbiamo preso in esame Firenze, due quartieri (il centro storico e uno di periferia con una situazione socioeconomica difficile) e San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli.

Che difficoltà hanno i bambini nelle città 2010?
"Prima di tutto non è possibile fare un confronto tra le diverse città, non era l'obiettivo del nostro studio. Manila ha ovviamente una realtà molto diversa da Barcellona. Abbiamo riscontrato punti di forza per le politiche dell'infanzia un po' ovunque. Non possiamo dire in Europa i bambini stanno benissimo e a Manila no. Anche nelle realtà più povere ci sono aspetti positivi".

Un esempio?
"In tre distretti dalla capitale della Gordania, Amman, è molto buono il rapporto con la sicurezza negli spazi pubblici, il poter uscire liberamente soprattutto per le bambine. Questo è emerso anche in Brasile".

E in Europa?
"Nei tre paesi analizzati, Italia, Francia e Spagna ci sono delle ottime condizioni per i bambini all'interno delle famiglie e nelle scuole. Ma mancano gli spazi di partecipazione. I bambini non sono chiamati in causa nelle decisioni che li riguardano. Non vengono consultati. E questo lo dicono i piccoli stessi, a cui è stato identificato le loro priorità. Pensi che quando è stata fatta la domanda al gruppo di bambini di Firenze, sono scoppiati a ridere. Addirittura non capivano che cosa volesse dire partecipare. Sentono di avere sempre bisogno di una figura di riferimento, un adulto, perché a loro non viene mai data la possibilità di decidere".

E l'aspetto ambientale?
"In Europa siamo molto indietro per quanto riguarda la pulizia delle strade, dell'aria. E' emerso molto in Spagna. Mentre in Italia c'è una grande difficoltà nel trovare spazi per giocare, dove interagire. Nei tre quartieri analizzati a Napoli e Firenze dal nostro studio è emersa la scarsità assoluta di spazi per giocare per i bambini disabili".

Quali caratteristiche deve avere una città a misura di bambino 2010?
"Una politica per l'infanzia, un'agenzia di coordinamento, la partecipazione dei ragazzi a tutte le attività e in tutti i processi, un budget per l'infanzia, un rapporto regolare su quanto avviene per poi migliorare la situazione, una voce indipendente per esprimersi".

Per un bambino è meglio vivere in un grande centro o un in una piccola realtà?
"Noi sappiamo una cosa. Che non è detto che vivere in Italia sia meglio che vivere in un paese come le Filippine. In ogni realtà c'è un punto di forza. Sulla partecipazioni dei bambini alle attività in Europa non siamo messi bene, in altri paesi sì. La città più amica dei bambini che abbiamo riscontrato è Pasay, nella metropolitana di Manila. Tutto dipende dalle amministrazioni locali, e quanto si impegnano per le politiche dell'infanzia".


 

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