Chirurgia, il futuro è in mano alle donne... e alle cellule staminali
Rivoluzione nelle sale operatorie, con incisioni minime sulla pelle e l'impiego di microscopici strumenti chirurgici. I robot aiuteranno i medici negli interventi eseguiti con tecniche mininvasive. La medicina del nuovo millennio offre prospettive straordinarie correlate allo sviluppo della genetica, della biologia molecolare, con le cellule staminali "protagoniste" assolute degli interventi. 
Il professor Enrico De Antoni
Ma soprattutto è tutto al femminile il futuro della chirurgia. Il 50% (e anche di più) degli specializzandi sono donne e nel giro di 5-10 anni saranno protagoniste assolute della sala operatoria. Anche se ogni anno c'è il 30% in meno di giovani medici che sceglie di specializzarsi in chirurgia, un mestiere troppo duro che dà i suoi frutti solo dopo molti anni di 'gavetta' (i primi posizionamenti si hanno intorno ai 38 anni) Affaritaliani.it ha intervistato Enrico De Antoni, presidente del Sic (Società Italiana chirurghi) e ordinario di chirurgia all'università La Sapienza di Roma, a pochi giorni dal congresso che si terrà a Rimini dal 25 al 28 ottobre
Oltre 4 milioni di interventi l'anno e 12mila processi penali avviati nel 2008. Con una richiesta di risarcimento da parte dei pazienti a 8 chirurghi su 10. Sono numeri impressionanti, che cosa succede?
"Sì, è molto aumentato il tentativo di avere un risarcimento. Ma solo un 15 per cento viene effettivamente risarcito. Quindi sono forme di richieste non attendibili. E comunque si risolvono dopo un iter molto lungo di 5, 6 o 7 anni impegnando tutti, a partire le procure. E creano panico nei medici, oltre a indurre a un atteggiamento pessimista.
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Ma i dati che cosa dicono?
"Gli unici dati certi sono quelli dell'Ania. Che dicono che le richieste di risarcimento sono state 17mila nel 2005 e oltre 30mila nel 2008, con un incremento nel 65%. Ma questo si disgiunge dalla qualità del lavoro chirurgico in Italia, che migliora di anno in anno. L'Organizzazione mondiale della sanità ci ha messo al secondo posto al mondo come qualità rispetto al costo. Cioè siamo tra i migliori paese spendendo poco, circa il 6% del Pil, mentre gli altri paesi sono intorno all'8% (la Germania spende addirittura l'11% del prodotto interno lordo). Siamo primi per trapianti di fegato insieme agli Stati Uniti, e secondi per i trapianti di cuore e di midollo osseo. E primi per la chirurgia robotica. Insomma, dati confortanti"
Quindi si tratta di richieste immotivate
"Ripeto, solo il 15 per cento dei ricorsi va a buon fine, e nell'85% dei casi è solo tempo perso. I medici accusati di aver svolto male la loro attività ne escono indenni, ma dopo ben otto anni di processo".
Che cosa c'è nel futuro della chirurgia. Si parla tanto di cellule staminali, come cambieranno l'approccio tra qualche anno?
"Si sta andando molto avanti nel campo della genetica, della biologia molecolare, così come nella tecnologia. Possiamo aspettarci che verrà tutto rivoluzionato. Tra 10-15 anni la vera frontiera è quella delle cellule staminali. Ci sono già diverse applicazioni sulla cute e sono del tutto efficaci. Si iniettano cellule staminali su una persona infartuata e viene riprodotto il tessuto della cicatrice. Ma anche per le grandi ustioni sono efficace, perché si ricrea la superficie della cute".
E poi le tecniche mininvasive…
"Certo, senza dubbio. Le incisioni saranno minime sulla pelle. Oltre ad avere delle vere guarigioni, si agirà in modo sempre meno invasivo. Parliamo del futuro, ma siamo già a buon punto".
E poi c'è la nanochirurgia
"Hanno già iniziato a sperimentare i micro robot computerizzati per raggiungere il bersaglio e distruggerlo, dentro i vasi, dentro al tubo digerente. Siamo secondi al mondo in questo camp. Pensi che nel 2007 ci sono stati 1585 interventi fatti con il robot".
Ma questo non dovrebbe farle piacere. Il lavoro del chirurgo sostituito dalla macchina
"Per me la tecnologia è un aspetto del tutto positivo. Il robot sarà in grado di fare dei movimenti tecnici ultraprecisi. Non sostituisce il medico. Il robot comanda i ferri, ma è il chirurgo che si trova alla consolle dando i comandi al robot stesso. Una specie di playstation, insomma".
Come spiega il crollo degli specializzandi in chirurgia?
"Un normale corso di laurea prevede 4-5 anni. Il corso di laurea in medicina ne prevede sei, più altri sei per la specializzazione in chirurgia. Secondo l'Unione Europea per un'affermazione professionale ci vogliono altri 5-6 anni. Parliamo in tutto di 17-18 anni. Il che vuol dire che a 38 anni si inizia la professione. Forse è anche fisiologico un calo... Se un figlio dice di voler fare il chirurgo, forse le famiglie per certi versi lo fermano".
Però il 50% delle specializzande in chirurgia è di sesso femminile. Il chirurgo del futuro è donna?
"Sì, le donne stanno aumentando. Io dirigo un centro di specializzazione e siamo arrivati al 51-52%. Tra 10 anni senza dubbio avremo una percentuale più alta di chirurghe. Le donne sono più determinate, ma è un lavoro duro. Non c'è giorno, non c'è notte, non c'è Natale, non c'è festa. Anche se ne ho viste alcune che poi, quando hanno un figlio, diventano mamme, a volte mollano..."
Benedetta Sangirardi



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