Imprenditori, nasce l'Sos anti-suicidi. "Il governo? Non si sporca le mani"

Venerdì, 27 gennaio 2012 - 14:10:00
crisi

di Lorenzo Lamperti

"Si vedono cascare il mondo addosso". Stefano Zanatta, presidente di Confartigianato AsoloMontebelluna, anticipa su Affaritaliani.it l'apertura, a marzo, del primo centro di ascolto per imprenditori e artigiani in crisi: "Abbiamo fatto dei focus group e abbiamo capito che era la cosa giusta da fare. Ci saranno degli psicoterapeuti ad aiutare persone in difficoltà, che non cercano neppure più una soluzione ai loro problemi". Perché il Veneto è la regione più colpita dai suicidi degli imprenditori? "Qui c'è un imprenditore ogni 9 abitanti. Dobbiamo cambiare approccio. Sono finiti i tempi in cui si poteva dire 'piccolo è bello'". La politica ha responsabilità? "Sono tutti bravi a parlare, ma poi nel concreto nessuno si sporca le mani. Liberalizzazioni? Come sempre hanno preso i problemi dalla cima dell'iceberg. Ma la base, quella più grossa e pericolosa, fanno finta di non vederla".

L'INTERVISTA

Come e quando nasce l'idea di questo centro d'ascolto per imprenditori e artigiani?

"Non è stata una decisione preventivata. Abbiamo fatto l'anno scorso prima dell'estate, con l'aiuto di due psicoterapeuti, un'analisi interna tra i nostri soci per vedere e capire come era recepito questo momento di crisi. Volevamo approfondire la questione perché c'erano visioni molto discordanti. Ci sono gli ottimisti che pensano che la crisi possa portare a un cambiamento positivo, anche dal punto di vista dell'innovazione e della ricerca. Dalla parte opposta in molti vedono il mondo cascargli addosso: difficoltà di avere i soldi, problemi con le banche e con i clienti. Tanti non vedono la soluzione e neppure ne cercavano una. Abbiamo fatto dei focus group tra i soci. I risultati, che presenteremo in un covegno il prossimo 24 febbraio, ci hanno convinto di creare qualcosa di nuovo e, secondo i nostri programmi, molto importante. Anche perché in questi mesi e fino a queste ultimi giorni, addirittura ore, abbiamo assistito a una escalation di suicidi. Bisognava per forza proporre una risposta. Tra Natale e Capodanno abbiamo deciso di dare una sterzata e di fare qualcosa in fretta".

Come sarà organizzato il centro d'ascolto?

"Intanto nasce per dare voce e ascolto a persone in difficoltà. Noi gli offriamo un sostegno psicoterapeutico ed è il minimo che possiamo fare. Ma noi chiediamo aiuto anche agli altri. In questa battaglia non bisogna alzare una sola bandiera. Questa settimana ho un incontro con il direttore della Caritas di Treviso per vedere se anche loro vogliono collaborare a questa iniziativa. Non ci devono essere partigianerie. Ho parlato anche con altre associazioni, andremo a verificare anche con i comuni per far sì che se c'è un bisogno si possa intervenire. Dal punto di vista tecnico sarà una cosa molto riservata. Andremo a creare un numero telefonico ad hoc per garantire l'anonimato".

Quando partirà ufficialmente l'attività?

"Credo tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo. Giusto il tempo di affinare il tutto e fare informazione a riguardo".

Deve cambiare l'approccio degli imprenditori?

"Questo sicuramente. Faccio il mio esempio. Io lavoro nel settore tessile. E' da quando ho memoria io si dice che nell'industria tessile c'è crisi. Bisogna continuare a reinventarsi di continuo. Invece ho amici, specie nel settore dell'edilizia che restano completamente fermi. L'edilizia non aveva mai avuto momenti di crisi, appena se n'è presentato uno si è tutto bloccato e non sanno come reagire".

In questo allarme suicidi degli ultimi mesi la regione più colpita sembra proprio il Veneto. C'è un motivo?

"Qui ci sono tantissimi imprenditori, uno ogni nove persone. E sono troppi. Questo è un qualcosa da riposizionare, è impensabile che si possa continuare con questo sistema imprenditoriale. Se un tempo valeva il detto 'piccolo è bello' e portava la piena occupazione oggi non è più cosi. Gli imprenditori devono fare di tutto per trovare una dimensione diversa: ingrandirsi, mettersi insieme e strutturarsi in modo tale da essere in grado di affrontare un mercato globale. Il mercato in cui muoviamo tutti non è più quello del comune o della provincia. Sono passi dolorosi ma necessari".

La politica si rende conto di questo disagio?

"La politica non si accorge di niente. E' impegnata in altre situazioni. Qui tutti parlano di lavoro, lavoro, lavoro. Ma il lavoro non è una cosa che viene calata dall'alto. Per crearlo ci vogliono prima di tutto i consumi, perché se mancano i consumi manca anche il lavoro. O la politica si mette in testa che le cose bisogna farle, costruirle e portarle avanti oppure andiamo verso la rovina. Qua son tutti bravi a parlare, a fare retorica, ma poi bisogna anche sporcarsi le mani e lavorare".

Con il decreto liberalizzazioni e gli altri provvedimenti il governo Monti sta andando nella direzione giusta?

"Come al solito sono partiti dalla cima dei problemi e non dalla base. Va bene la liberalizzazione dei taxi e delle farmacie, ma quelle più importanti dove sono finite? Municipalizzate, poste, ferrovie... E' come un iceberg: cercano di mettere a posto la parte che si vede fuori, ma tutto quello che sta sotto, che è la prte più grossa, si fa finta di non vederla. Questo non è un governo politico e dovrebbe avere la forza di fare interventi strutturali, anche impopolari, per sistemare le cose. Purtroppo siamo ben distanti dall'arrivare a questo".

 



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