Cassazione, al matrimonio si può dire di no anche sull'altare

La scelta del matrimonio deve essere libera fino all'ultimo momento prima del "sì", e per questo, chi ha dei ripensamenti e decide di rompere la promessa delle nozze, anche senza alcuna giustificata ragione, non dovrà risarcire alcun danno morale al partner che viene abbandonato su due piedi dopo la pubblicazione della data dell'imminente cerimonia.
Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza numero 9, una delle prime ad essere pubblicata nell'anno nuovo. I supremi giudici però ritengono che il partner che viene abbandonato in modo così brutale poco prima del giorno fissato per lo scambio degli anelli, ha diritto, almeno, al risarcimento delle spese vive sostenute in vista del "giorno più bello". Ad esempio l'abito nuziale, le bomboniere, il pranzo per gli invitati.
Con questo verdetto la Suprema corte ha accolto il ricorso di un "promesso sposo" di Paternò (Catania) che a due giorni dal matrimonio, senza nessun motivo, aveva mandato tutto all'aria. La fidanzata, inviperita, gli aveva fatto causa e in primo grado aveva ottenuto il diritto alla restituzione dei 9 mila 875 euro di spese vive sostenute, e in appello gli era stato riconosciuto, in aggiunta, anche il diritto a ricevere dal fidanzato fuggito 30 mila euro per i danni morali patiti. Ora la Cassazione ha detto no alla liquidazione dei danni morali.


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