Caso Cucchi, 12 rinvii a giudizio. Una condanna a 2 anni

Martedì, 25 gennaio 2011 - 19:19:00
Dodici rinvii a giudizio e una condanna per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre del 2009 all’ospedale Pertini di Roma, sei giorni dopo essere stato arrestato per droga. Nel corso dell’udienza davanti al Gup, è stato condannato a due anni un funzionario dell’amministrazione penitenziaria regionale. Claudio Marchiandi, direttore dell’ufficio detenuti aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Il gup Rosalba Liso ha rinviato a giudizio 3 agenti della polizia penitenziaria e 9 persone tra medici e infermieri dell’ospedale Sandro Pertini. Sono accusati a vario titolo di lesioni e abuso di autorità, favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d’ufficio e falsità ideologica. Il processo prenderà il via il 24 marzo prossimo davanti alla terza corte d’assise di Roma.


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Le tre guardie carcerarie Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici sono imputate di lesioni personali, I sei medici dell’ospedale Sandro Pertini, Aldo Fierro, Stefania Corvi, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo, tutti tranne la Caponetti sono stati rinviati a giudizio per abbandono di persona incapace. La Caponetti, dirigente medico del Pertini è stata rinviata a giudizio per abuso d’ufficio e falso. Per abbandono di persona incapace sono stati rinviati a giudizio anche tre infermieri, Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe. Il processo si svolgerà il 24 marzo davanti alla terza Corte d’Assise di Roma. Condannato con rito abbreviato a due anni di reclusione il funzionario del Dap, Claudio Marchiandi.

LE MOTIVAZIONI -  Stefano Cucchi fu picchiato dagli agenti di polizia penitenziaria mentre si trovava nei sotterranei del tribunale di Roma, dove ci sono le celle di sicurezza, poco prima dell'udienza di convalida dell'arresto, e mori' sei giorni dopo perche' non curato dai medici dell'ospedale Pertini. Il personale sanitario, e' il convincimento della procura, pur avendo ben presenti le patologie di cui soffriva il ragazzo nel corso della degenza, "volontariamente ometteva di intervenire".

Secondo quanto ricostruito dai pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, Cucchi, gettato a terra dai tre agenti e sottoposto a pestaggio, riporto' ferite alle mani, alle gambe e alla colonna vertebrale. Per gli inquirenti, il 17 ottobre, il giorno del ricovero in ospedale, il funzionario del Prap e la dottoressa Caponetti si sarebbero attivati subito per nascondere le lesioni riportate da Cucchi nel pestaggio. Per questo, contrariamente a quanto rilevato dai medici del carcere di Regina Coeli e del Fatebenefratelli, dove era transitato per qualche ora il detenuto, Marchiandi e la Caponetti avrebbero "indicato falsamente in cartella clinica che Cucchi appariva in condizioni generali buone, con stato di nutrizione discreto, decubito indifferente, apparato muscolare 'tonico trofico'". In realta' - secondo i pm - si sorvolava sul fatto che il ragazzo era "un paziente allettato con decubito obbligato, cateterizzato, impossibilitato alla stazione eretta e alla deambulazione, con apparato muscolare gravemente ipotonotrofico".

Marchiandi e Caponetti, insomma, avrebbero fatto in modo che Cucchi venisse ricoverato al Pertini, struttura ritenuta dagli inquirenti non idonea perche' normalmente destinata a ospitare 'pazienti non acuti'. Cucchi, invece, era un 'politraumatizzato a rischio'. In ospedale, il personale medico e paramedico avrebbe volontariamente omesso di "adottare qualunque presidio terapeutico". Dal 18 al 22 ottobre 2009, Cucchi, "incapace di provvedere a se stesso", e' stato letteralmente abbandonato al suo destino, senza che nessuno gli dicesse che i suoi familiari si stavano battendo per avere sue notizie. Addirittura - secondo la procura - il medico Flaminia Bruno, in servizio il 22 ottobre, scrisse il certificato di decesso di Cucchi "attestando falsamente che si trattava di morte naturale". Con il loro comportamento, medici e infermieri, assieme al funzionario del Prap, e' la conclusione della procura, "aiutarono i tre agenti di polizia penitenziaria a eludere le investigazioni dell'autorita' giudiziaria".

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