Caso Englaro/ Il modulo per il testamento biologico. La testimonianza choc di Salvatore Crisafulli "In coma vedevo e sentivo tutto"
“La definizione di stato vegetativo permanente si riferisce a una prognosi sottoposta a gravi margini di errore: la sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi”. A parlare è Salvatore Crisafulli, l’uomo che nel 2005, dopo due anni di coma e numerose diagnosi di stato vegetativo permanente, si risvegliò raccontando di aver trascorso quei due anni comprendendo e capendo tutto ciò che gli accadeva intorno. Oggi chiede al presidente della Repubblica un intervento per “evitare ulteriori richieste di eutanasia”, affermando che altrimenti si dovrebbero chiudere “tutti i reparti di rianimazione”.
NESSUN PARAMETRO- “Non esistono dei parametri e dei criteri validi per accertare l'irreversibilità dello stato vegetativo permanente”, afferma Crisafulli dal suo letto, dove vive paralizzato ma comunicando attraverso un computer. “Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il mondo il mio straziante e silenzioso urlo: questa sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante, se applicata, si inizia la nuova era dell'eutanasia con l'eliminazione di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella scienza”.
“Il mio – continua Crisafulli - è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere”.
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L’uomo ringrazia oggi “chi anche durante la mia vita vegetale, mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre: dove sarebbe finita – è la sua domanda - l’umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?”.
“Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo: finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perchè riesco ad essere nutrito dalla bocca. Io sentivo – continua - ma nessuno mi capiva: capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo proprio come lo sono oggi. Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, che ero un vegetale, che i miei movimenti oculari erano solo casuali, che non ero cosciente: la vita – conclude - è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato”.



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