Caserta/ Nuovo colpo ai Casalesi: sequestrati beni a eredi di un affiliato

Venerdì, 2 aprile 2010 - 10:55:00
polizia

Nuovo colpo al clan dei Casalesi a pochi giorni dall'arresto del fratello e il padre del super latitante Michele Zagaria:
la Dia ha sequestrato beni per un valore di cinque milioni di euro a Nicola Verolla, attualmente detenuto con l'accusa di concorso in estorsione, e considerato vicino ad elementi di spicco del clan come Raffaele Bidognetti e Michele Zagaria. I beni - intestati oltre che a Verolla anche alla moglie Rosa Di Marino - sono costituiti da quattro villette a Giugliano e un edificio commerciale a Lusciano, nel Napoletano. Secondo quanto emerge delle intercettazioni telefoniche, è emerso che il negozio di autoricambi, a Lusciano, di cui Verolla era titolare, veniva utilizzato, con il suo consenso, come una delle basi operative del clan per la riunione degli affiliati, come luogo di ricovero dei componenti del sodalizio feriti da colpi di arma da fuoco, e anche come base dove venivano condotti, anche con la forza, imprenditori sottoposti e da sottoporre ad estorsione. Verolla, inoltre, risulta coinvolto anche nel tentato omicidio di Raffaele Zippo; dalle indagini emerge che proprio nel suo negozio avvenne l'incontro tra il latitante Aniello Bidognetti e Giuseppe Setola con un imprenditore sottoposto estorsione. Ed ancora, risulta coinvolto nelle estorsioni a carico di Domenico Noviello, poi ucciso. Mesi fa un altro sequestro di beni per un valore di 8 milioni di euro scattò a carico di Verolla. Le villette ed il locale commerciale risultano date in affitto a terzi, estranei alle vicende criminali di Verolla: per lui un utile netto di oltre 130mila euro all'anno.

SIGILLI ANCHE A CASERTA - E due appartamenti, per un valore di 300 mila euro, sono stati sequestrati a Maddaloni (Caserta) dagli uomini della polizia Anticrimine della Questura di Caserta e dal personale del Commissariato locale, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di Angelo Amoroso, ritenuto affiliato al clan dei Casalesi e ucciso nel maggio del 2006 in un agguato a Cervino. Prima di essere ucciso, Angelo Amoroso era ritenuto capo del clan Amoroso Farina operante nella zona. Il provvedimento è stato adottato dalla Sezione Misure di Prevenzione del tribunale sammaritano, a conclusione di indagini della sezione Accertamenti patrimoniali della Questura di Caserta, diretta dal primo dirigente Luigi Botte, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, sulla base della recente normativa, che prevede il sequestro e la successiva confisca di beni, anche nel caso di morte dell'inquisito, nei confronti degli eredi o comunque degli aventi causa.

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