Ikea come Swatch: l'arredamento segue la moda
| Design low cost. Anche le grandi marche di arredamento si adeguano alla rivoluzione della casa in Italia. Per rispondere agli under 40, che vogliono un appartamento bello senza spendere troppo, arrivano sul mercato le "seconde linee" che piacciono anche al portafoglio. "E' una politica pensata per un target giovane: grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, possiamo offrire mobili di buona qualità, ma a un prezzo inferiore", spiega ad Affaritaliani.it Giovanni Anzani, presidente di Assoarredo e amministratore delegato di Poliform. Proprio la sua azienda ha lanciato la linea "High design/low budget", che porta la firma di designer come Marcel Wanders, Paola Navone, Roberto Barbieri, Carlo Colombo. Con un budget di 30mila euro si arreda un appartamento di 70-80 metri quadrati. Certo, non sono i prezzi di Ikea e delle catene più commerciali: "Ci rivolgiamo a un consumatore che in passato avrebbe speso almeno il doppio per arredare casa. Ma l'11 settembre, prima ancora dell'attuale crisi economica, ha segnato la fine dell'era del lusso. Il mercato ne ha risentito a ogni livello e solo gli incentivi del governo, come quello per le cucine, sembrano dare un po' di respiro al settore". Non è solo questione di soldi, però: anche per Anzani c'è un cambiamento socioculturale in corso. "Penso ai bamboccioni, che non vogliono assumersi troppe responsabilità. I giovani di oggi sono precari anche a livello affettivo e, quando si sposano, non vogliono investire cifre elevate, col rischio di dover cambiare tutto dopo pochi anni se il matrimonio dovesse naufragare". |
di Maria Carla Rota
Ikea come Swatch. L'arredamento come la moda. Cosa hanno in comune un divano e un orologio? "Entrambi hanno subito una rivoluzione culturale. Sono passati dall'essere oggetti preziosi e durevoli nel tempo a beni di consumo, di minor valore e dalla vita breve". Vanni Codeluppi, docente di Sociologia dei consumi all'università di Modena e Reggio Emilia, spiega ad Affaritaliani.it come è cambiato il modo di arredare casa per i trentenni italiani. Un passaggio epocale, innescato dall'arrivo in Italia di Ikea e di altre catene di mobili low cost. Ma negli ultimi mesi anche le grandi marche dell'arredamento si sono adeguate, presentando linee di design griffate, ma economiche.
![]() Low cost e design si fondono in un mix personale |
Una rivoluzione per la mentalità italiana. "L'arredamento si è democratizzato", spiega Codeluppi. "Oggi i mobili non devono più durare una vita intera, ma sono diventati un bene di consumo. Essendo low cost, si cambiano facilmente, inseguendo le mode e i gusti personali". In passato, invece, l'arredamento era considerato qualcosa di stabile e prezioso, su cui investire una volte per tutte quando ci si sposava. Per questo ci si affidava all'architetto o al mobiliere di fiducia affinché arredasse la casa in legno massello e in stile coordinato".
Lo stesso è avvenuto con gli orologi, pur essendo oggetti dal valore economico ben inferiore: "Prima l'orologio ci veniva regalato alla Prima Comunione o alla laurea e durava decenni. Quando è arrivata Swatch, è diventato un accessorio moda, da possedere in diversi modelli e cambiare in base all'umore", prosegue Codeluppi. E allora, come nell'abbigliamento si abbina un cappotto di Zara a una borsa di Louis Vuitton, in casa si accostano un divano Ikea e una lampada Kartell. Si compra un pezzo qui e un pezzo lì, si mischiano low cost e alto design, in un mix del tutto personale in cui la casa diventa espressione di sé.
Ognuno è architetto di se stesso. "Si gioca con l'arredamento, c'è una maggiore libertà e laicità". Negli ultimi anni le catene di mobili low cost e "pronto uso" si sono moltiplicate: Semeraro, Leroy Merlin, Mobilmondo, solo per citarne alcune. La qualità dell'offerta è variabile, ma la sostanza non cambia: invece che aspettare per mesi i mobili su misura, oggi si modulano prodotti più standardizzati e potenzialmente in un pomeriggio si torna a casa con la cucina o il bagno pronti da montare.
Ovviamente il prezzo è un fattore chiave: con 5mila, al massimo 10mila euro si arreda un ampio bilocale. Secono Codeluppi, però, la crisi economica non c'entra: "E' più un fenomeno culturale, che interessa un target tra i 30 e i 40 anni. Giovani con uno stile di vita culturalmente avanzato, che interagiscono col mondo dei consumi e non accettano passivamente le proposte del sistema commerciale". Per loro, però, come per i più tradizionalisti, la casa resta un valore irrinunciabile: il 68% degli italiani è proprietario dell'abitazione in cui vive. "Si investe sulla mura, insomma, e poi ci si sbizzarisce nell'arredamento", conclude Codeluppi.



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