Carcere/ ''L'indulto non conviene'': 2 miliardi di euro in costi sociali
L'indulto del luglio 2006 è costato all'Italia almeno due miliardi di euro in costi sociali connessi all'aumento di crimini successivi alla scarcerazione.
E' la stima a cui è giunta un'analisi (“The incapacitation effect on incarceration: evidence from several italian collective pardons”) degli economisti Alessandro Barbarino e Giovanni Mastrobuoni, presentata stamane all'Università Bocconi di Milano nell'ambito del convegno dell'European economic association e dell'Economic society.
Lo studio, finalizzato a valutare la capacità del carcere di prevenire la commissione di nuovi crimini, ha preso in considerazione gli indulti e le amnistie avvenuti in Italia dal 1962 al 1995, valutandone attraverso un modello econometrico i costi sulla base dell'aumento della quantità di crimini conseguente ai “perdoni collettivi”.
“Per misurare l'andamento della criminalità - dice Giovanni Mastrobuoni - abbiamo preso in considerazione le indagini di vittimizzazione dell'lstat. Di ogni tipologia di reato abbiamo valutato sia i costi diretti, misurati ad esempio da Abi e Confesercenti per quanto riguarda rapine e truffe, che i costi sociali connessi al crimine. La stima di due milioni di euro come danno conseguente a un omicidio è stata adottata sulla base di uno studio commissionato dalla Commissione europea”.
Diviso per il numero di detenuti che ne hanno beneficiato, il costo di ogni atto di clemenza risulta così di circa 150 mila euro per persona scarcerata -che moltiplicato per il numero di indultati del 2006 dà la stima di due miliardi-. “Il costo è più del doppio di quanto, secondo i dati dell'amministrazione penitenziaria, sarebbe stato richiesto allo Stato in misure di sicurezza per mantenere i detenuti in carcere, cioè 56 mila euro per ognuno” dice Giovanni Mastrobuoni.
“L'indulto – conclude - è quindi la soluzione meno conveniente per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Più efficaci sarebbero altre politiche come aumentare le misure di job training dei detenuti, oppure applicare a indulto e amnistia criteri più selettivi che portino alla sola scarcerazione di chi mostra una minore propensione alla recidiva”.



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