"Il cancro, un'esperienza unica". Fabio Salvatore racconta ad Affaritaliani.it la sua malattia
Di Benedetta Sangirardi
![]() La copertina del libro |
Ora è il momento de "La paura non esiste" (edito da Alberti). La storia di un lungo e sofferto cammino attraverso la malattia, il racconto di due giovani il cui destino si incrocerà in un percorso condiviso. Un romanzo dove amore, speranza e fede si incontrano per ritrovare il senso della vita, nella riscoperta di ideali e di obiettivi comuni. Dopo il successo di pubblico e critica di Cancro, non mi fai paura - opera che si appresta ad apparire sui grandi schermi e nei teatri - Salvatore ritorna con un romanzo shock autobiografico, senza regole né frasi fatte, che con veemenza difende il diritto alla vita contro chi non la vive appieno, non la rispetta e finisce con il distruggere se stesso e gli altri. Un'opera che lancia un forte e chiaro messaggio: non bisogna mai soccombere di fronte al male, affrontarlo è la suprema lezione di vita. Edito da Aliberti, i ricavati dei diritti d’autore del libro verranno devoluti all’Associazione Nuovi Orizzonti, nata con l’obbiettivo di far fronte al disagio sociale soprattutto giovanile. Affaritaliani.it ha incontrato l'autore.
LA STORIA - Durante l’ennesimo ciclo di terapie Andrea s’imbatte in Emanuele. Lo incontra in un letto di ospedale, in un momento di estrema fragilità. Ex dj di ventisei anni, Emanuele si ritrova infatti a fare i conti con un passato torbido. L’abuso di alcol e droga l’ha ridotto a una larva e la malattia che l’ha colpito all’improvviso lo annienta completamente, rendendolo incapace di reagire. Nell’amico Andrea trova un’ancora di salvezza, uno sprone ad andare avanti e ad affrontare l’ennesima prova difficile alla quale la vita lo sottopone. In questo caso non è il tempo a lenire le ferite, ma la riscoperta dell’amicizia e della fede. Grazie all’affetto fraterno del compagno di stanza, tra i due giovani si stabilisce un’incredibile empatia e germoglia un’amicizia che con il passare degli anni diventa inossidabile. La condivisione del dolore e lo scambio di esperienze drammatiche si rivelano catartici: Emanuele non soltanto riacquista fiducia in se stesso, ma riesce come Andrea a sconfiggere lo “Scarafaggio” e a irradiare di luce il buio dell’anima.
Dopo il "Cancro non mi fa paura", arriva "La paura non esiste". Che cosa è cambiato in te tra un libro e l'altro?
"E' la continuazione di una pagina molto importante della mia vita. E che rimane sempre presente dentro di me. Non può essere una pagina passata, perché il cancro quando non è più nel tuo corpo, rimane nella tua mente"
Ma forse è la mente che cambia.
"Sì, è una mente positiva, che affronta in modo positivo il dolore. Non lo vive più in modo drammatico o negativa. Lo vivi con la gioia dell'anima"
Un passo avanti verso la serenità...
"Sì, nel mio flusso di coscienza che mi ha dato la possibilità di guardarmi dentro ancora di più. E nello stesso tempo donare a me stesso e anche agli altri. Dico sempre che se non si ama se stessi non si può amare gli altri. E' stato questo che mi ha portato a spogliarmi ancora una volta e a raccontare un tema fondamentale come il diritto alla vita".
Quanto la malattia ha cambiato la tua vita.
"Tantissimo. Ho avuto di fronte il mio io, chiuso in una stanza bunker. Perché facevo la terapia in una stanza bunker, malato di cancro. E un malato di cancro che incontra uno che si fa di cocaina. E ti viene voglia di aiutarlo"
Facciamo un passo indietro. Andrea è malato di cancro, Emanuele ha grossi problemi di cocaina...
"Sono tutte storie vere. Andrea sono io e mi racconto in terza persona. Emanuele è lo pseudonimo di una persona che è stata fondamentale"
Quanto è stato importante questo incontro? trovare nella vita una persona che ha altri tipi di difficoltà?
"Posso dire che è stato l'incontro della mia vita. Che mi ha insegnato prima di tutto che non bisogna mai giudicare gli altri. Bisogna vivere la vita, vivere le esperienze, contaminarsi positivamente".
Nonostante si incontri una persona "sofferente", si può ritrovare la felicità?
"Come no... Non è affatto un problema, anzi. E' un aspetto positivo della vita. Sicuramente il trait d'union delle vite di Andrea ed Emanuele è stata la fede. Una fede che ci ha accomunato e che ci ha fatto dire basta all'involucro delle apparenze e ci ha fatto venire voglia di vivere nell'amore. E non a caso il libro si apre con l'inno all'amore di San Paolo".
Dici che la paura non esiste. Ci credi davvero?
"Sì. Lo confermo. La paura esiste solo nelle persone che non hanno il coraggio di vivere appieno la loro vita. Persone che non hanno voglia di affrontare le paure e i dolori".
Mi stai dicendo che quando hai scoperto di essere malato di cancro, non hai avuto paura?
"No, non ho mai avuto paura del cancro. Ho semmai sempre avuto paura di come gli altri potessero vivere la mia malattia. Il fatto che potesse diventare un problema per gli altri. Ho temuto per la sofferenza di mia madre. Il cancro non mi faceva paura, mi faceva stare male".
Non hai avuto neanche per un attimo paura di morire?
"Assolutamente no, per me la morte è la resurrezione dell'anima. Ho una visione molto cristiana di questo argomento. Io cerco di dare un messaggio di speranza. Perché viviamo in un mondo in cui tutto è effimero, in cui tutto è illusione"
Quanto è durato il tuo dramma?
"Lo vivo da 12 anni. E non condanno chi si è andato a cercare il dolore e si butta nella dipendenza. Capita nella vita di incontrare il dolore, e non mi sento di dire che io sono diverso da te. Semplicemente scegliamo due percorsi diversi nell'affrontare il dolore. La parola magica è la comprensione del dolore. Se lo comprendi sai come affrontarlo".
Se dovessi dare un consiglio a chi oggi sa di avere questa terribile malattia, che cosa gli diresti?
"Di non aver paura di guardare dentro di se e trovare una forza, perché il cancro ha una forza, quella di contagiare in negativo tutte le cellule che lo circondano. E la sua sconfitta è quella di contagiare di positività la nostra mente"
Quanto, oltre alla fede, ti ha aiutarlo l'essere forte fisicamente, non arrenderti, non abbatterti.
"Il coraggio della mente va accompagnato dalla fortuna di incontrare medici e non dottori, che ti sappiano prendere per mano umanamente. La verità è che questa malattia va affrontata umanamente"
Tu ora sei guarito definitivamente. Quando hai scritto Il cancro non mi fa paura, non lo eri. E' questa la piccola-grande differenza tra le due esperienze
"L'essere ancora più lucido nel dolore. E capire che questo male non è assolutamente una maledizione, ma una grande prova di vita, una grande emozione, che ti fa vedere la vita con i tuoi occhi e non con quelli degli altri. Ti insegna che devi essere sempre te stesso, anche nelle tue debolezze, e mai emulare gli altri. E' quella la chiave di lettura"



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