Cancro/ Dal Veneto il farmaco che batte le difese tumorali
Un farmaco antitumorale di nuova generazione, spinto verso la terapia immunologica, e apripista in Italia. E' questa la nuova scoperta dell'Istituto oncologico veneto (Iov). L'équipe guidata dal professor Vincenzo Bronte ha messo a punto l'arma che "smaschera" le cellule neoplastiche. Si chiama AT38 ed è in grado di fare breccia nella barriera che il cancro crea all'interno dell'organismo attaccato per evitare la risposta del sistema immunitario. Cioè il tentativo dei linfociti T di penetrare nel tumore, riconoscerlo ed eliminarlo.
"Una volta stabilizzata, la malattia produce sostanze che bloccano il sistema immunitario, dunque non più in grado di uccidere le cellule tumorali - spiega il professor Bronte al Corriere Veneto -. Il farmaco da noi individuato in cinque anni di studio elimina lo scudo che il cancro si crea per sopraffare le difese dell'organismo, risveglia il sistema immunitario e quindi agevola la regressione della patologia. Con un valore aggiunto: se il tumore torna viene rigettato, perchè grazie all'AT38 l'organismo sviluppa una memoria immunologica". Ed è questa la differenza con le altre terapie (chemio o radio, per esempio), alle quali il nuovo preparato può essere abbinato. Così come può essere combinato a vaccini o altri farmaci capaci di potenziare il sistema immunitario.
La scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista "The Journal of Experimental Medicine", è frutto della collaborazione tra Iov, Istituto veneto di medicina biomolecolare (Vimm) e "Humanitas" di Milano. Ai due brevetti (uno di proprietà dello Iov e uno di Humanitas) si è arrivati anche grazie al supporto dell'Università di Torino, dell'Istituto oncologico europeo e del Cnr di Milano. "Vitale è stata la sinergia con Vimm e Humanitas - conferma Barbara Molon, braccio operativo del progetto e vincitrice di un finanziamento per giovani ricercatori di 450 mila euro in tre anni assegnato dal ministero della Salute per proseguire il protocollo -. E' il segreto che ha permesso a un team solo italiano di tagliare un traguardo tanto importante. Abbiamo dimostrato che, unendo le forze, la ricerca ad alto livello si può fare anche in Italia". Ora però viene il difficile: trovare una casa farmaceutica, anzi visti i costi meglio una multinazionale, che produca l'AT38, sperimentato su fibrosarcoma e linfoma, ma efficace anche contro il tumore al colon retto e alla prostata. Tra l'altro può aumentare la percentuale del 20% di pazienti che beneficiano della immunoterapia.
"Bisogna presentare un dossier sul farmaco all'apposita commissione dell'Istituto superiore di sanità, di cui anch'io ho fatto parte - spiega il professor Alberto Amadori, direttore scientifico dello Iov - e solo questo primo passo costa dai 2 ai 5 milioni di euro. Poi si deve documentarne qualità, preclinica e tossicità, dopodichè può iniziare la sperimentazione, suddivisa in quattro fasi. E lì la spesa lievita a decine di milioni di euro". "Siamo in contatto con alcune aziende straniere, ma a me piacerebbe convincere un'industria italiana a produrre il nostro farmaco - annuncia Pier Carlo Muzzio, direttore generale dell'Istituto oncologico veneto"


Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.


















