Camerati che sbagliano?

Mercoledì, 21 dicembre 2011 - 10:09:41

Giovanni M. Ruggiero, Medico Chirurgo, specialista in Psichiatria e in Psicoterapia Cognitiva. Dirige il giornale online di scienze psicologiche "State of Mind" (link www.stateofmind.it)


Dopo i compagni, sono arrivati i camerati che sbagliano. Ma così tutto diventa troppo facile, nessuno è più responsabile di qualcosa e le parole non designano più azioni, ma solo idee vuote. La morte di Samb Modou e Diop Mor, i due senegalesi uccisi a Firenze, non può essere ridotta al delirio di una testa balzana che troppo si era nutrita di purezze nordiche. La cultura di destra deve prendere atto che certi valori comportano dei rischi. Senso di appartenenza, condivisione di linguaggio e cultura, un ragionevole grado di continuità affettiva, di fiducia reciproca. Tutto questo è facilita relazioni amichevoli e fruttuose. Giusto. D'accordo. Ma solo in parte.

E in parte sbagliato, poiché comporta il rischio della chiusura e della reazione violenta, come quella di Gianluca Casseri che ha ucciso Samb Modou e Diop Mor. Non si può rispondere semplicemente sostenendo che la vera destra è un'altra cosa. Da conservatore, sarebbe ancor più facile defilarmi: potrei definirmi appunto conservatore, ma non di destra. Comoda scappatoia che rifiuto. Preferisco dichiarare che effettivamente che la cultura conservatrice, o -se volete- di destra, comporta questo orrendo rischio. E che assumersi una responsabilità significa questo: ammettere che le proprie idee implicano certi rischi. E che non interessa a nessuno che io personalmente mai farei, ma sparerei, mai lincerei. E ci mancherebbe altro. Non se la si può cavare sostenendo che le degenerazioni sarebbero estranee all'idea madre. Occorre semmai spendersi che impedirle, queste degenerazioni. Ci provo con questo articolo.


In questi stessi giorni apprendiamo anche la tristissima storia del giovane Luca Mongelli. Andato a vivere con la famiglia in Svizzera, nel 2002 fu trovato nudo ed esanime nella neve. Secondo alcuni indizi, era stato pestato perché mai accettato dagli autoctoni. Aveva la tenera età di sette anni, e fu fatta pagare a lui la colpa del padre: aver aperto un ristorante italiano in una valle svizzera. Sopravvisse, ma oggi è cieco e sulla sedia a rotelle. Per fortuna ci sono stati episodi di solidarietà per questo bambino perseguitato dalla sorte. Il soccorso del connazionale e non il rifiuto dell'ospite è la parte migliore dell'amor di patria. Che riflettano tutti.



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