Calabria/ Le bufale del pentito mettono il turismo in ginocchio
Di Fabio Carosi
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“Sono bastate le parole di un pentito per dare il via ad una campagna mediatica che ha distrutto un’economia”. Parla in esclusiva ad Affaritaliani, Ernesto Magorno, primo cittadino del comune di Diamante, ora più conosciuto per i fusti tossici nascosti nelle navi affondate, che per le sue bellezze. C’era una volta infatti la “perla del Tirreno”, cara a Gabriele D’Annunzio e Matilde Serao. Terra di acque cristalline, peperoncini, cedri e murales d’autore. Ora non c’è più.
LE BUFALE- Le rivelazioni bufala di Francesco Fonti, ex pentito di ‘ndrangheta secondo il sindaco hanno generato una campagna mediatica che ha cancellato Diamante dalle località turistiche di pregio del Belpaese. Per Magone ciò che è stato fatto ai danni della sua terra “corrisponde ad un assassinio, o perlomeno ad un tentato omicidio”. Dunque hanno tentato di uccidere un’economia che vale un milione e quattrocentomila turisti e che impegna trentuno mila addetti? “I nostri numeri ritengo che siano un bocconcino che piaccia a tutto il resto del paese – dice il sindaco - io ci vedo un tentativo di distruggere il turismo del Tirreno cosentino.
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I MEDIA- Da parte dei media, soprattutto regionali, vedo una mancanza di chiarezza: il ministro dell’Ambiente e il procuratore Grasso hanno chiaramente detto che la nave a largo di Cetraro non è la Cunsky che lì dentro non ci sono fusti che contengono scorie nocive; che gli esami fatti a largo di Cetraro non danno problemi. Allora mi chiedo: perché i media non dicono la verità; perché non c’è una mobilitazione della politica calabrese per fare in modo che il territorio venga riabilitato”. Quindi la conta dei danni: “Già i circuiti turistici che prima arrivavano hanno grande difficoltà ad avvicinare la Calabria, per non parlare dell’industria della pesca che è già inginocchiata. E non parliamo di quello che sta succedendo nella ristorazione. Noi abbiamo subito un colpo notevole. Cosa si sta facendo? A mio avviso nulla”



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