Caffarella/ Crolla il 18enne: "Sono stato costretto"
A neanche 24 ore dall'arresto, crolla il 18enne accusato di stupro alla Caffarella. ""E’ stato il mio amico, Gavrila Oltean a costringermi. Non volevo farlo, non volevo violentare quella ragazzina. Mi dispiace per lei". Si pente Alexandru Jean Ionut, davanti al pm Vincenzo Barba e al gip Guglielmo Muntoni. Dopo avere confermato in ogni dettaglio la terribile violenza sessuale sulla ragazzina di 15 anni alla Caffarella, aggiunge: "Sono pentito per quello che è successo".
Il romeno di 18 anni, in Italia senza fissa dimora, racconta ogni particolare di quel pomeriggio del 14 febbraio. Quando era già buio e lui e il suo amico hanno visto quella coppietta al parco. Poi le minacce di morte ai due ragazzini e la loro reazione: "Vi diamo tutto", hanno detto terrorizzati.
"Poi invece, li abbiamo trascinati dove nessuno poteva vederci, in un fosso. Ho dato un pugno sulla schiena a quel ragazzo, l’ho costretto a distendersi a terra, mentre il mio amico violentava la sua fidanzata. Lo tenevo stretto, mentre lui la violentava in ogni modo. Gavrila le dava ordini su quello che lei doveva fare. Lei gridava, chiedeva aiuto, e il mio amico intanto parlava con me. Poi è venuto il mio turno".
Anche iparticolari e le modalità dello stupro coincidono con la denuncia dei due ragazzini.
Il pm fa le domande, chiede ulteriori conferme sui luoghi e sulla dinamica, perché questa volta non ci siano dubbi. E tutto coincida davvero. E Ionut risponde. "Mentre io la violentavo il mio amico fumava e teneva il ragazzo in modo da fargli vedere quello che stava succedendo alla sua fidanzata. Poi, quando abbiamo finito, Gavrila ha smontato i cellulari e ha detto ai due ragazzi di rivestirsi e andare dall’altra parte del parco, lontano dalla nostra direzione, in modo da non richiamare l’attenzione della gente". Sul movente, poi, torna ad accusare il complice. Ha un momento di cedimento. Si pente. Dice che sa di avere fatto una cosa sbagliata.
E’ meno chiara, invece, la confessione dell’altro romeno, Gavrila Oltean. L’uomo, 27 anni, non ha un avvocato difensore ad assisterlo. Il legale di fiducia, il triestino Guido Primavera, sebbene fosse stato avvisato, non si è presentato in carcere. Gavrila ammette ma fornisce una spiegazione confusa sulle motivazioni che, dopo la rapina alla coppietta di giovanissimi, l’avrebbero spinto a infierire su quella ragazza: "L’ho dovuto fare. Non potevo tirarmi indietro". Il magistrato fa altre domande, ma Gavrila non chiarisce. Però dà dettagli sulla sua vita e le sue frequentazioni. Per il pm Barba è una chiave per rileggere la confessione resa da Alexandru Loyos Isztoica un mese fa. Una nuova ipotesi di lavoro per stabilire perché una rapina di cellulari abbia finito per trasformarsi in una tragedia.



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