Sciopero tir/ Cacciari: "Alla protesta manca un progetto politico. I partiti non la cavalchino per il consenso"

"E' una serie infinita di proteste, ognuna con un proprio senso e una propria giustificazione, ma non si capisce in quale quadro d'insieme si collochino. Non si capisce chi governerà il Paese. Manca una direzione, una leadership, un ceto dirigente in generale, e non solo a livello politico". Così il filosofo Massimo Cacciari commenta, in un'intervista ad Affaritaliani.it, l'esplosione del malcontento che, partito dalla Sicilia con lo sciopero degli autotrasportatori, sta dilagando in tutta Italia.
Professore, le proteste di questi giorni hanno aspetti in comune con quelle in Cile negli Anni Settanta o in Francia negli Anni Novanta?
"Non credo ci sia nulla di paragonabile a un attacco politico concertato contro il governo Monti. Nulla in comune con famosi movimenti di protesta poujadista come quelli avvenuti, tra l'altro in epoche ormai remote, in paesi dell'America Latina. Qui non c'è nessun complotto".
Come legge il movimento dal punto di vista sociale?
"C'è un senso di disagio, insicurezza e precarietà che sta dilagando in tutte le categorie, anche in quelle più protette. Ma vedo anche una grande confusione sulle prospettive politiche generali. Questo è un Paese che ha bisogno di un governo e di una direzione politica, perchè da ormai vent'anni non è governato. Tra lobbies che vedono minacciati i propri interessi e il 30 per cento dei giovani a spasso senza prospettive future, direi che le motivazioni per il dilagare di proteste avanzano. E' già tanto che non si sia arrivati prima a questa crisi".
Che conseguenze può avere a livello politico e sociale? Come la protesta si può aggravare?
"L'aspetto più pericoloso è che questo movimento metta in fibrillazione le forze politiche che sono le responsabili maggiori di questo disastro. Temendo perdite di consenso, i partiti potrebbero mettere in crisi il governo Monti pur di raccattare qualche voto. Ma le elezioni nel pieno della manovra potrebbero portare davvero al tracollo della situazione. Speriamo che Pd e Pdl ragionino e non si facciano sedurre dalle estreme, come è successo troppo spesso in passato. La protesta si aggraverà se le forze politiche perderanno definitivamente la trebisonda. La paura di non avere più i voti di farmacisti, tassisti, autotrasportatori, notai potrebbe spingere i politici a gridare come fanno Bossi o i Rifondaroli e a chiedere di andare a votare".
I sindacati invece come si muoveranno rispetto a questa protesta?
"I sindacati si 'siederanno al tavolo', come si usa dire con questa immagine che ci perseguita da due generazioni, e parleranno. Non faranno, oltre alle parole, qualcosa che possa rendere più grave la situazione. Sono abbastanza responsabili per sapere i loro limiti e quello che possono o non possono fare".
Se lei fosse il ministro dell'Interno, come interverrebbe?
"Farei quello che i sindaci fanno in situazioni difficili, quando ci sono proteste politiche o sindacali. Sorveglierei senza interventi che possano drammatizzare la situazione. Essendo sicuro che dietro non ci sia un movimento politico-eversivo, non vedo la necessità di intervenire in modo pesante".
Che cosa potrebbe far rientrare la protesta?
"Quando nascerà in Italia una forza politica che, certamente non accontenando tutti, darà a tutti l'idea che siamo governati, che c'è una classe dirigente, che c'è un progetto o un'idea".


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