Burqua vietato per legge. E' polemica

Martedì, 6 ottobre 2009 - 18:00:00
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Arresto in flagranza, reclusione fino a 2 anni e una multa fino a 2mila euro
. Tanto rischierà chi «in ragione della propria affiliazione religiosa» indosserà in pubblico indumenti che rendono «impossibile o difficoltoso il riconoscimento», se sarà approvata la proposta di legge presentata alla Camera dal gruppo della Lega Nord. Il testo di fatto chiede di vietare l’uso di burqa e nijab, ma senza menzionarli esplicitamente come invece fa la proposta a firma Souad Sbai già all’esame della commissione Affari costituzionali. E non a caso. Il Carroccio non vuole aprire una guerra di religione, ha fatto capire il capogruppo Roberto Cota nel presentare stamani a Montecitorio la proposta di legge. «Il nostro è un testo equilibrato», ha sottolineato.

L’obbiettivo è far sparire dalla legge che nel 1975 proibì di indossare in un luogo pubblico il casco o qualsiasi altro mezzo che nasconda il viso la postilla «senza giustificato motivo». Proprio a quelle tre parole hanno fatto riferimento i prefetti che negli anni hanno fanno saltare le ordinanze emanate dai sindaci per vietare il burqa nel territorio del proprio comune. Fu il caso di Treviso, nel 2007.

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«Questa non è una proposta di legge contro qualcuno e nemmeno contro una religione», ha assicurato Manuela Dal Lago, «vogliamo solo fare sì che non vi siano giudizi di carattere diverso a seconda dell’interpretazione della legge» e «rendere tutte le persone che si trovano sul territorio italiano uguali».

Sullo stesso punto ha insistito anche Carolina Lussana. «Vogliamo fare chiarezza sulla norma attuale», ha spiegato la deputata per cui nella lista dei «mezzi» che impediscono di identificare le persone vanno inseriti anche kefiah, foulard o passamontagna che nascondono il viso. Serve, ha sottolineato, «un bilanciamento tra tutela della libertà religiosa, che nessuno vuole mettere in discussione, e tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, cosa che più ci interessa». La legge, se e quando sarà approvata, non sarà ovviamente applicata per feste pubbliche come il carnevale. «Per queste vale un regio decreto del 1931», ha assicurato Cota.
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