Brunetta dei ricchi e poveri
Di Giuseppe Morello
Lui fa di tutto per farsi odiare: ha chiamato fannulloni i dipendenti pubblici, ha mandato a morire ammazzata la sinistra definita “golpista”, se l’è presa con le “élite parassitarie” e persino con la Chiesa, ha chiamato “panzoni” i poliziotti da scrivania e “guerriglieri” gli studenti, e pochi giorni fa ha definito “culturame” il mondo della cultura e del cinema che vive di soldi pubblici. Mancano ancora all’appello: i calciatori, gli imprenditori, i notai, le donne delle pulizie e i baristi e a quel punto il ministro avrà criticato tutti.
Tempo due anni ancora e Brunetta si sarà inimicato tutte le categorie sociali del paese. Però: è amatissimo, piace ed è in cima alle preferenze degli italiani. Non solo, ma la stragrande maggioranza – come raccontiamo su Affaritaliani.it - si dice soddisfatta dei servizi della Pubblica Amministrazione: un vero miracolo in un paese abituato a lamentarsi della burocrazia anche senza reali motivi.
Brunetta non piace alle èlite, che lo criticano spesso grossolanamente, ma piace alla gente. Ad alcuni potrà risultare antipatico, ma è innegabile che le cose che dice – specie quando sono estreme e dure – arrivano immediatamente agli elettori e sembrano sintetizzare perfettamente un pensiero diffuso tra gli italiani. Un pensiero che sintetizzato brutalmente suona così: in Italia siamo pieni di furbi “paraculi” che vivono a sbafo ai danni della collettività ed è ora di cambiare.
Al di là della forma, la sostanza è innegabilmente vera. Brunetta ha il merito di dirlo apertamente - spesso con parole non troppo diverse dalle mie. E poi piace per questo: perché sembra disinteressato, e non uno che si fa gli affari suoi. Non è roba da poco.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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