Brenda/ Parla il trans China: "Natalì e Giosy hanno incastrato Marrazzo"
"BRENDA MI FECE VEDERE 30MILA EURO PAGATI DA MARRAZZO - "Io so delle foto fatte a Piero Marrazzo perchè me ne aveva parlato lui e mi aveva parlato anche di un video". A parlare è Natali', transessuale coinvolto nella vicenda Marrazzo. "Marrazzo mi disse anche che a fare il filmato erano stati due transessuali miei compaesani. Mi aveva anche detto che il video era stato cancellato dal telefonino con cui era stato fatto. Io gli ho chiesto se ne era sicuro. Lui mi ha risposto di sì, aggiungendo che però era comunque preoccupato perché i file dei telefonini si possono comunque recuperare". Infine Natali' precisa che "Marrazzo non ha mai fatto il nome di Brenda, mi ha parlato solo di due transessuali".

Le immagini dell'appartamento di Brenda
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NATALY E GIOSY INCASTRARONO MARRAZZO - "Brenda mi ha detto che a fare la trappola a Marrazzo erano state Natali' e Giosy". A parlare e' China, transessuale amico e vicino di casa di Brenda, il viado coinvolto nel caso Marrazzo e ritrovato cadavere venerdi' mattina nella sua abitazione "Brenda era una grande esperta di computer, poteva farci quello che voleva". "Io non ho mai toccato il computer di Brenda", ha detto China. "Nessuno aveva il permesso di toccarlo mai". Comunque, conclude China, "se Brenda avesse avuto un filmato su Marrazzo io certamente lo avrei saputo: mi diceva tutto ed era stata lei a farmi vedere le foto".
LA CHIAMATA DI BRENDA ALLA REGIONE LAZIO - "Brenda ha telefonato in regione Lazio chiedendo di Piero Marrazzo tra il 7 e il 17 luglio, perche' poi chi ha risposto a quella telefonata è andato in ferie". Lo dice il legale di Piero Marrazzo, Luca Petrucci. Il particolare rivelato dal legale avvalorerebbe l'ipotesi che Brenda fosse coinvolta nel tentativo di estorsione ai danni dell'ex governatore: "Ritengo che Brenda abbia chiamato in regione perche' in contatto con i carabinieri" accusati della tentata estorsione. "A me questo non risulta, risulta dagli atti processuali e personalmente non ho altri elementi". Per il legale, Piero Marrazzo era "convinto di farla franca. Fino a quando lo ha chiamato Berlusconi, Marrazzo e' stato convinto di potersela cavare. In precedenza era stato un uomo che si qualificava come 'Giorgio il poliziotto' a chiamare in regione, ma non era mai riuscito ad andare oltre la segreteria". Altro elemento, questo, che per Petrucci aveva alimentato la convinzione in Marrazzo di poter uscire dalla vicenda
IPOTESI OMICIDIO ANCHE PER IL PUSHER MORTO - L'ipotesi dell'assassinio diventa sempre più probabile dopo i risultati ufficiosi delle nuove perizie. Rischia infatti di essere rubricata come omicidio la morte di Gianguerino Cafasso, il pusher dei trans di Roma nord, deceduto lo scorso 12 settembre, ufficialmente per un infarto da overdose, mentre si trovava in una stanza d'albergo alla periferia di Roma con il trans Jennifer.
LE NUOVE PERIZIE - La procura, che sulla vicenda al momento ha aperto un fascicolo in atti relativi, è in attesa di conoscere i risultati degli esami tossicologici disposti sulla salma. I primi dati ufficiosi sarebbero già noti al pm Francesca Passaniti (magistrato che era il turno il giorno della morte di Cafasso) e al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. Le novità sarebbero legate all'assunzione di una sostanza che potrebbe aver determinato il decesso costringendo così i magistrati a non archiviare più il fascicolo come caso di "morte naturale". Cafasso, secondo i carabinieri accusati dalla procura di aver tentato un ricatto ai danni di Piero Marrazzo dopo averlo sorpreso con Natali il 3 luglio scorso in un appartamento di via Gradoli, è colui che avrebbe girato e tentato di piazzare a qualche organo di informazione il video di pochi minuti che ritraeva l'allora governatore del Lazio in compagnia del trans. Dopo la morte di Cafasso, la procura aveva disposto l'autopsia e gli esami tossicologici i cui esiti sono in arrivo per questa settimana.



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