Birigit Hamer scrive a Napolitano: "Non stringa la mano a Vittorio Emanuele"
Birgit Hamer scrive una lettera aperta al presidente della Repubblica, pubblicata dal Fatto Quotidiano dopo lo scoop della "confessione" via video di Vittorio Emanuele di Savoia a proposito dell'uccisione del fratello Dick, per chiedergli di non stringere la mano di quello che lei chiama un assassino. Ecco il contenuto della lettera.
Gentile Giorgio Napolitano, caro presidente della Repubblica italiana,
sono la sorella di Dirk Hamer, il ragazzo tedesco che fu ucciso da Vittorio Emanuele di Savoia sull’isola di Cavallo, in Corsica, il 18 agosto 1978. Proprio a Lei ho mandato, quando ancora nessuno osava pubblicarlo, una copia del mio libro “Delitto senza Castigo” perché so che ha a cuore la verità. E Lei mi ha risposto (il 9 giugno 2006 e il 18 dicembre 2007) con due lettere piene di compassione per l’infamia che la mia famiglia ha subito e di comprensione per la mia battaglia in nome della giustizia. Lei mi ha consolata quando nessuno mi ascoltava, e ha riacceso la speranza nella giustizia italiana, dopo che quella francese aveva fallito. Per queste ragioni so che Lei è al corrente della mia storia.
Il video in cui Vittorio Emanuele confessa di aver ucciso Dirk Hamer
e deride i giudici francesi che lo hanno assolto: "Li ho fregati tutti"
Mi hanno comunicato una notizia a cui non riesco a credere: che Lei incontrerà i Savoia al Pantheon domani 17 marzo, in occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Immagino che Lei abbia saputo del video registrato dai magistrati di Potenza, pubblicato dal “Fatto Quotidiano”, nel quale si vede Savoia che si vanta con i compagni di cella di aver ucciso mio fratello. E ne ride. E prende in giro i giudici francesi che “ha fregato”, come dice lui tronfio. Presidente, quell’uomo l’ha fatta franca per una vita intera, ma mio fratello Dirk non c’è più. Aveva solo 19 anni quando il Savoia “gli ha sparato un colpo così e uno in giù”, come ricorda il “Re” nel video. Io ho sempre avuto un grande rispetto per Lei, Signor Presidente, e per la Sua statura morale. Quello che Lei fa ha un peso notevole. Anche per chi, come me, è straniero. Pertanto la supplico di non disonorare la memoria di mio fratello.
Per la festa dei 150 anni dell’Unità d’Italia, La prego di prendere pubblicamente le distanze da quel criminale, di non incontrarlo: di privilegiare l’etica rispetto all’etichetta. La supplico di non far prevalere le ragioni formali, o il pragmatismo, ma di onorare i valori della democrazia, della Repubblica. E di quella giustizia che anche le persone come me, che non hanno santi in Paradiso, devono poter ottenere. Per una vita ho subito la derisione del potente e prepotente Savoia: spero che Lei possa farsi rappresentante di chi, come me, non ha amici nelle alte sfere, ma solo la forza della ragione e la speranza nella giustizia. Molti cittadini italiani sono profondamente indignati per quello che Savoia ha fatto: Dirk ha vissuto 111 giorni di agonia, gli hanno amputato una gamba, è morto che era solo un ragazzino. E oggi un uomo, solo perché è ricco e potente, ne ride: stringere la mano in pubblico a un simile personaggio sarebbe come sputare sulla tomba di mio fratello. E anche, me lo consenta, sul buon nome dell’Italia. Con tutta la stima che Lei si merita, e con la consapevolezza che farà la scelta più giusta.



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