"Valore legale della laurea? Un falso problema. All'Italia propongo il modello 3+2+3"

Venerdì, 3 febbraio 2012 - 15:51:00

Di Maria Carla Rota

esami studenti

LA SCHEDA Il governo ha per ora deciso di non introdurre l'abolizione del valore legale del titolo di studio, come inizialmente ipotizzati nel pacchetto semplificazioni. Una decisione che comporterebbe l'equiparazione dei titoli di studio e professionali, nonché l'equivalenza fra i titoli accademici e la laurea triennale. La laurea a quel punto diventerebbe solo il requisito di base per partecipare ai concorsi pubblici. Un argomento che si preannuncia decisamente "caldo", al punto che il premier Monti ha annunciato una consultazione pubblica online per conoscere il parere degli italiani.

Valore legale della laurea/ Il rettore Puglisi (Iulm): "Sì all'abolizione. Diamo spazio al merito, non al ceto"

FORUM/ Abolizione del valore legale della laurea: sei d'accordo?

"Il valore legale della laurea? E' un falso problema, o meglio l'ultimo dei problemi del sistema educativo italiano. A periodi la tirano fuori come panacea e soluzione di tutti i mali. Invece non è un aspetto fondamentale. Perché già oggi il valore legale della laurea non conta più niente". Così Roberto Moscati, sociologo e collaboratore dell'Università Bicocca, studioso di sistemi formativi internazionali, spiega il suo pensiero ad Affaritaliani.it.

Perché la laurea non conta, professore?
"Perché nel settore privato si guarda molto più ai meriti, alle caratteristiche delle persone in funzione del profilo cercato, semmai alla velocità e al punteggio di laurea. Come dimostra uno studio di Assolombarda, oggi i laureati triennali, quelli magistrali e i dottori di ricerca vengono assunti con lo stesso stipendio per le stesse mansioni. Le aziende non usano i parametri che usiamo noi in università per le loro selezioni".

Nel pubblico invece?
"Qui, è vero, il titolo di studio serve per partecipare ai concorsi pubblici. E così si finge che quello acquisito a Canicattì sia come quello acquisito alla Bocconi. Tutti sanno che non è vero, anche negli enti pubblici. In pratica si certifica solo il pezzo di carta. Se ne tiene conto? Informalmente sì, formalmente no".

Abolizione del valore legale della laurea fa rima con accreditamento delle università. Che ne pensa?
"Penso che le graduatorie informalmente esistono già; anche in questo caso, ci sarebbe solo il riconoscimento legale della differenza. E questo potrebbe avere un effetto discriminatorio. Che di fatto avviene lo stesso. Il mercato del lavoro già si orienta da solo nell'identificare la formazione migliore garantita dai diversi atenei, al di là del valore legale del titolo di studio. Diciamo che oggi la laurea è condizione necessaria, ma non sufficiente. Bisogna averla per accedere a certe professioni, ma non basta. La sua rilevanza è limitata".

Qual è il vero "nodo" allora?
"Il problema è fornire la più ampia formazione post-secondaria al più ampio numero di utenti e contemporaneamente avere la capacità di formare le classi dirigenti. Questo dovrebbe fare l'Italia. Qualità e quantità dovrebbero andare insieme. Per cominciare, forniamo una buona formazione di base per tutti, alziamo il livello qualitativo del triennio".

E poi?
"Poi ci vuole una formazione post primo livello, che si chiami master, laurea magistrale, dottorato, ma comunque sia l'equivalente del bachelor all'estero: solo però per quelli che hanno dimostrato buone capacità negli studi precedenti. Non si può avere tutti al livello di dottorato. Sia perché non tutti hanno le qualita' necessarie per un'alta formazione sia perchè non c'è lo spazio sul mercato del lavoro. Tutti generali e nessun soldato? Tutti dirigenti e nessuno che esegue? Impossibile".

Sembra la ricetta del modello 3+2.
"Infatti io la considero una buona riforma. La legge è molto più bella di quella che è stata poi la sua realizzazione, che non ne ha interpretata lo spirito. I politici l'hanno promulgata e poi abbandonata, pensando che fare la legge fosse sufficiente. Questo è un difetto in generale dell'Italia: siamo fissati con la legge".

Qual è il modello ideale?
"Io propongo la formula del "3+2+3". Formazione triennale di base per molti, poi un biennio a cui far accedere solo il 30-35% degli studenti. E infine, per un numero ristretto di persone, la possibilità di dottorato, che non sia solo una strada d'accesso per la carriera accademica, come viene considerato adesso, ma che diventi la corsia preferenziale per formare una ristretta elite pronta poi a prendersi elevate responsabilità dirigenziali nel mondo del lavoro".

 



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