Bertolaso e la casa all'estero offerta dalla "cricca"

Mercoledì, 9 giugno 2010 - 15:10:00

Bertolaso 4
Guido Bertolaso
Non solo la casa di via Giulia, a Roma. Ma il sospetto è che Guido Bertolaso, capo della protezione civile, abbia avuto dalla "cricca" dei Grandi Eventi guidata da Diego Anemone, un'altra casa. Forse a Montecarlo o in un'altra località della Costa Azzurra, dove gli investigatori adesso stanno cercando. E’ una ipotesi avvalorata da alcune intercettazioni telefoniche che hanno messo in allarme gli 007 della Finanza e dei carabinieri. Troppi riferimenti convergono appunto nella ipotesi che Bertolaso abbia a disposizione una casa all'estero. Sia dalle transazioni sospette, sia dalle intercettazioni.

Ora Bertolaso dovrà chiarire (l'incontro con i magistrati è previsto per la prossima settinmana) che quell’appartamento era a sua dispizione non per la cricca formata da Zampolini o Anemone. La Procura d'altra parte, ha verificato ciò che aveva rivelato l’architetto Angelo Zampolini durante l'interrogatorio, e cioè che l'appartamento di via Giulia era un regalo di Diego Anemone e che lui ogni mese pagava l’affitto. Il proprietario dell’appartamento romano ha infatti confermato che ogni mese l’affitto gli veniva versato proprio da Zampolini.

E adesso, dunque, scatta il piano due. Gli investigatori sono alla ricerca di una nuova casa messa a disposizione di Bertolaso, molto probabilmente in Costa Azzurra. Dunque, per il capo del Dipartimento della Protezione civile lo sviluppo delle indagini perugine invece di chiarire la sua posizione la stanno compromettendo.

Quando arrivò il fascicolo da Firenze, l’ipotesi di reato per Guido Bertolaso era quello di concorso in corruzione. Si parlava dei suoi rapporti con Diego Anemone, delle sue frequentazioni al 'Salaria Sport Village', dei massaggi che però per l'accusa erano vere e proprie prestazioni sessuali. Forse soldi, almeno cinquantamila euro che Anemone si fece dare da don Evaldo alla vigilia di un incontro con Bertolaso. Quando fu sentito dai magistrati, il capo del Dipartimento della Protezione civile non disse della consulenza che Anemone pagò alla moglie architetto, per il progetto di sistemazione del verde del "Salaria Sport Village". Una consulenza pagata regolarmente: la moglie di Guido Bertolaso emise una fattura di 25.000 euro nel 2007. Non parlò, Bertolaso, neppure dell’appartamento di via Giulia.

LE INTERCETTAZIONI - Sono centinaia le conversazioni che erano nel fascicolo e sono state trascritte nelle ultime settimane. In alcune si fa riferimento esplicito a una casa che si trova all’estero messa a disposizione di Bertolaso da Anemone. Le tracce di altri versamenti, oltre a quelli dell'affitto per la casa di Roma, arrivano dalle verifiche sui conti correnti gestiti dal commercialista Stefano Gazzani e intestati a prestanome. Tra loro, il suo collaboratore Fernando Mannoni e la segretaria di Anemone, Alida Lucci. Decine di milioni di euro sarebbero stati movimentati dal professionista che nel suo archivio custodiva anche una lista con una trentina di nomi di privati e istituzioni dove le imprese Anemone portarono a termine svariati appalti.

"Non ho mai avuto né la proprietà né la disponbilità di alcun immobile all'estero, né tanto meno sulla Costa Azzurra o a Montecarlo". Lo ha affermato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, in riferimento a quanto pubblicato da alcuni quotidiani secondo i quali l'imprenditore Diego Anemone gli avrebbe messo a disposizione una casa all'estero. Le notizie pubblicate sono, secondo Bertolaso, una "nuova puntata della macelleria mediatica che mi vede coinvolto in vicende che sono destituite di qualsiasi fondamento". E aggiunge: "Le mie proprietà immobiliari sono facilmente deducibili dalla consultazione della denuncia dei redditi, già resa pubblica e ampiamente raccontata da tutti gli organi di stampa".

QUERELE - Bertolaso inoltre annuncia querele per questi «articoli ingiuriosi» fino "a superare qualsiasi record in materia". "Ho già chiarito le vicende che mi sono state contestate dalla magistratura e ho offerto la mia piena disponibilità a fornire tutti gli ulteriori elementi utili a fare piena luce, ma non intendo assolutamente essere oggetto di questo stillicidio di notizie, che provengono da fonti diverse, pubblicate dai giornali con un tempismo sospetto". E promette di ribattere colpo su colpo: "Non intendo essere quotidianamente processato e condannato dalla stampa sulla base di notizie assolutamente false, diffuse al solo scopo di diffamare. Ho già provveduto a presentare 20 iniziative giudiziarie per diffamazione contro altrettanti articoli ingiuriosi e continuerò fintanto che proseguirà questa vergognosa campagna mediatica contro la mia persona, finalizzata a distruggere una realtà che ha avuto l’apprezzamento, per la sua azione, da tutto il mondo".
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