Battisti/ Da Parigi al Brasile, in fuga da 18 anni

Mercoledì, 18 novembre 2009 - 20:18:00


La vicenda giudiziaria di Cesare Battisti va avanti da 18 anni.
Queste le tappe della vicenda.

1979: L'ex militante 'rosso' viene arrestato per banda armata. Anni '80: Detenuto nel carcere di Frosinone, mentre e' in corso l'istruttoria, il 4 ottobre 1981 Battisti riesce ad evadere e a fuggire in Francia. Per un anno vive da clandestino a Parigi dove conosce la sua futura moglie. Poi si trasferisce con la sua compagna in Messico dove nasce la sua prima figlia. Durante il soggiorno messicano i giudici italiani lo condannano in contumacia all'ergastolo per quattro omicidi. 1990: torna a Parigi dove nel frattempo sono andate a vivere sua moglie e sua figlia. Nella capitale francese, fa il portiere di uno stabile, ma frequenta la comunita' di rifugiati italiani che li' vive grazie alla cosiddetta 'dottrina Mitterrand': l'impegno dell'allora presidente a dare ospitalita' ai ricercati della giustizia italiana negli anni di piombo in cambio della rinuncia alla violenza. Intanto, Battisti termina un romanzo e si guadagna da vivere traducendo in italiano racconti di autori noir francesi. Poco tempo dopo viene pero' arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. 1991: in aprile, dopo quattro mesi di detenzione, la Chambre d'accusation di Parigi lo dichiara non estradabile e cosi' torna libero. 1999: Gallimard pubblica nella Serie Noir 'Travestito da uomo'.

2002: riparte la richiesta del governo italiano per la sua estradizione. In Francia il mondo degli intellettuali della 'gauche' si schiera a suo favore con numerose manifestazioni. 2004; a febbraio ottiene la cittadinanza francese. Il 10 dello stesso mese viene arrestato e la gauche organizza una campagna contro l'estradizione che tradirebbe la 'dottrina Mitterrand'. L'estradizione viene concessa dalle autorita' d'oltralpe il 30 giugno 2004. A seguito di tale provvedimento Battisti ad agosto fugge e torna alla latitanza. 2007: viene arrestato in Brasile il 18 marzo del 2007, ma il leader dei Pac annuncia subito che chiedera' lo status di rifugiato politico. 2008: Il 28 novembre il Comitato nazionale per i rifugiati del governo brasiliano, organo di prima istanza per le richieste di asilo politico, respinge la richiesta dell'ex terrorista. L'estradizione sembra piu' vicina. 2009: "Se torno in Italia mi ammazzano" avverte, augurandosi che il ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, "che ha vissuto sulla sua pelle gli effetti della repressione politica (durante la giunta militare al potere in Brasile dal 1964 al 1984) rigetti le argomentazioni del governo italiano". Pochi giorni dopo il Brasile gli concede lo status di rifugiato politico. Il 9 settembre, la riunione dell'Alta Corte era stata sospesa con 4 voti a 3 a favore dell'estradizione. L'ex militante dei Pac e' dal 15 novembre in sciopero della fame totale, "l'ultimo atto disperato" per impedire la sua estradizione che, come ha detto in una lettera inviata al presidente brasiliano e ripetuto ai parlamentari brasiliani incontrati martedi' nel carcere di Papuda, ha paragonato alla "pena di morte".
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