Battisti/ Lula nega l'estradizione in Italia
Cesare Battisti non sarà estradato in Italia. Il presidente Brasiliano, Ignacio Lula da Silva, ha deciso di seguire l'orientamento espresso dall'Avvocatura generale dello Stato che si era detta contraria al rinvio in Italia dell'ex terrorista dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, accusato di quattro omicidi per i quali non aveva mai scontato alcuna pena. Vissuto per anni da latitante in Francia, era poi fuggito prima dell'estradizione che l'Eliseo sembrava intenzionato a concedere e si era rifugiato in Brasile, dove era stato poi fermato nel marzo 2007. Sostenuto da un movimento contrario all'estradizione, Battisti ha sperato fino all'ultimo nel diniego del capo dello stato al suo trasferimento in Italia. Lula ha preso la sua decisione nell'ultimo giorno di permanenza alla guida del Paese. La decisione del presidente è stata annunciata dal ministro brasiliano degli Esteri, Celso Amorim.
"ITALIA IMPERTINENTE" - Lo stesso Amorim ha fatto sapere che il governo brasiliano considera «impertinente in particolare nel riferimento personale a Lula» la nota diffusa ieri dal Governo italiano circa il caso Battisti. Lo ha sottolineato il ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim, leggendo una nota ufficiale dell'esecutivo brasiliano.
CASO ANCORA APERTO - Il caso, tuttavia, non è affatto chiuso. Anzi è destinato ad andare avanti anche nelle prossime settimane secondo quanto scriveva oggi la stampa brasiliana, nell'attesa del «verdetto» del presidente. Veniva in particolare rilevato come Battisti dovrà comunque rimanere in carcere fino a febbraio. Lula ha in programma incontrare oggi a Brasilia Luis Inacio Lucena Adams, presidente dell'Avvocatura generale dello Stato, che ieri - in un rapporto consegnato allo stesso Lula - si è espresso contro l'estradizione. Il «dossier Battisti», sottolinea la stampa locale, dovrà comunque tornare, per una nuova analisi del caso, nel Supremo Tribunal Federal (Stf) del Brasile, ha sottolineato il presidente dell'Alta Corte, Cezar Peluso, in dichiarazioni ad un giornale locale. Tale nuova valutazione potrà avvenire solo a febbraio, quando l'Stf riprenderà le attività dopo la pausa estiva in Brasile, ha detto Peluso al Folha de S.Paulo, secondo il quale il relatore del caso nella nuova analisi dell'Alta Corte sarà Gilmar Mendes, ex presidente dell'Stf che un anno fa, quando il caso Battisti venne esaminato dal tribunale, votò a favore dell'estradizione.
MINISTRI PRONTI ALLA MOBILITAZIONE - Intanto in Italia resta sempre acceso il dibattito attorno alla questione. Il centrodestra, in particolare, fa quadrato contro l'ipotesi di un no da parte del presidente Lula. Molti i ministri del governo Berlusconi che hanno preso posizione. Umberto Bossi fa notare che Lula «è uno di sinistra, quindi probabilmente non concederà l`estradizione di Cesare Battisti» e ciò potrebbe portare «a conseguenze sia per l`Italia sia per il Brasile, a delle ritorsioni». Roberto Calderoli ipotizza una ritorsione immediata da parte dell'Italia, «con il ritiro immediato della sua delegazione diplomatica in Brasile e interrompendo le relazioni con quel Paese». Giorgia Meloni spiega che «sentirsi dire che Cesare Battisti è un perseguitato è inaccettabile» e annuncia che «se non sarà estradato ai primi di gennaio saremo in piazza insieme ad Alberto Torregiani con i ragazzi di Giovane Italia». Ignazio La Russa chiama invece in causa il capo dello Stato, ricordando «l'esempio del presidente Napolitano che fin dall'inizio su questa vicenda si è speso e continua a spendersi con equilibrio, ma in maniera chiara, indicando la necessità che siano rispettate le sentenze di condanna all'ergastolo».
L'OPPOSIZIONE - Anche dall'opposizione si levano voci favorevoli all'estradizione dell'ex terrorista. «La richiesta e l'auspicio dell'Italia dei Valori è che il presidente Lula, concedendo l'estradizione di Cesare Battisti, possa dimostrare il doveroso rispetto per il dolore dei familiari delle vittime e per gli inviolabili principi della legalità e della giustizia» dice il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. E l'associazione Articolo 21, tramite il portavoce Giuseppe Giulietti, oggi deputato del gruppo Misto dopo un passato in Pd e Idv, sottolinea che «la mancata estradizione di Battisti non ha giustificazione. È stato condannato per i suoi delitti e non per le sue idee. Abbiamo molta simpatia per il presidente Lula, ma nulla può giustificare la mancata estradizione di Battisti, che non è stato condannato per le sue idee ma per i suoi delitti». Diverso invece il parere di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, secondo cui la destra e il Pd «hanno l'atteggiamento dell'inquilino del piano di sopra che guarda con superioritá il vicino del piano di sotto», e che invita a rispettare la decisione di Lula qualunque essa sia.
BERLUSCONI- "Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l'estradizione del pluriomicida Cesare Battisti nonostante le insistenti richieste e sollecitazioni a ogni livello da parte italiana. Si tratta di una scelta contraria al più elementare senso di giustizia". Questa la reazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al no del presidente brasiliano Lula alla richiesta di estradizione di Cesare Battisti. "Esprimo ai familiari delle vittime tutta la mia solidarieta', la mia vicinanza e l'impegno a proseguire la battaglia perche' Battisti venga consegnato alla giustizia italiana", aggiunge Berlusconi, "Considero la vicenda tutt'altro che chiusa: l'Italia non si arrende e fara' valere i propri diritti in tutte le sedi".
FRATTINI-"Il ministro degli Esteri Franco Frattini e la Farnesina esprimono il più vivo sconcerto e la profonda delusione per una decisione - quella annunciata oggi a Brasilia - insolita rispetto alla stessa prassi istituzionale brasiliana, che contraddice i principi fondamentali del diritto e offende i familiari e la memoria delle vittime dei gravissimi atti di violenza commessi da Cesare Battisti. Tanto piu' incomprensibili ed inaccettabili - si legge in un comunicato della Farnesina - agli occhi del governo italiano e di tutti gli italiani appaiono le modalita' dell' annuncio e il riferimento, nelle motivazioni della decisione, al presunto aggravamento della situazione personale di Battisti".



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