Barletta come New York, ieri come oggi...
Di Marisa Nicchi
Barletta 2011 come New York nel 1908 e come tante parti del mondo globalizzato nelle peggiori condizioni del lavoro. Oggi si svolgeranno i funerali delle quattro donne e di una ragazzina morte mentre lavoravano a nero per pochi euro nel sottoscala adibito a maglieria di un palazzo, da tempo, pericolante. Sono morte schiacciate e asfissiate da un tonfo di calce sbriciolata che ha spezzato il loro futuro di giovani donne. L’unica sopravvissuta era incinta di cinque mesi, abitava al primo piano del palazzo, una vicinanza “fortunata” (sic!) I Italia, al sud rappresenta una tra le poche possibilità di conciliare lavoro e maternità. In una sua testimonianza, la giovane donna dice di avere ora l’assillo del lavoro, non può permettersi nemmeno di curare il dolore.
La tragedia di Barletta ha stentato a trovare spazio nelle priorità della politica e dei massa media. E’ una colpevole indifferenza che diventa complice di responsabilità e annebbia tanta sofferenza e tanti diritti calpestati.
Le inchieste stabiliranno le responsabilità private e pubbliche del crollo, e se si sarebbe potuto evitare, ma intanto questa tragedia chiama in causa la nostra coscienza.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto parole come pietre "L'inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora, impone l'accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità, e soprattutto l'impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e vigilanza". Ora deve seguire la coerenza di tutti i poteri affinché la morte per lavoro si fermi a Barletta.


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