Bandito Giuliano, il corpo è lungo 160 centimetri
Sarebbe lungo circa un metro e sessanta lo scheletro riesumato ieri mattina nel cimitero di Montelepre (Palermo) e attribuito al bandito Salvatore Giuliano. È quanto emerge da una prima misurazione della salma riesumata su ordine della Procura di Palermo. Ma la misurazione effettuata dai medici legali non dà però certezze sulla reale altezza del cadavere tumulato. Gli inquirenti sostengono che la certezza sulla altezza dal cadavere arriveranno solo dalla misurazione delle ossa lunghe. Giuliano misurava almeno un metro ottanta, come veniva descritto da tutti e come racconta la storia. Ci vorranno mesi per avere la certezza sulla misura.
Ieri, a sesstant'anni dalla sua morte violenta il 5 luglio del 1950, la salma del bandito Salvatore Giuliano viene riesumata nel cimitero di Montelepre (Palermo) su disposizione della Procura della Repubblica che ha aperto un'inchiesta per accertare, con un esame del Dna, se i resti siano effettivamente i suoi. Incaricato dell'operazione è il medico legale Livio Milone che dovrà prelevare campioni da comparare poi con il Dna di un nipote di Giuliano, Salvatore Sciortino, gestore di un albergo di Montelepre intitolato allo zio. Il perito riferirà poi al procuratore aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Lia Sava e Marcello Viola, titolari del fascicolo aperto dopo gli esposti presentati dagli storici Giuseppe Casarubea e Mario Cereghino e da altri studiosi, i quali prospettano l'ipotesi che il cadavere trovato nel cortile De Maria di Castelvetrano (Trapani) e all'epoca identificato come quallo di Salvatore Giuliano, fosse in realta' quello di un uomo somigliante al bandito, che in tal modo avrebbe potuto fuggire e sparire cambiando identità.
La ricostruzione della morte di Giuliano è stata sempre oggetto di dubbi. Secondo la versione ufficiale, il bandito venne ucciso dai carabinieri in un conflitto a fuoco. Secondo un'altra versione, invece, a sparare sarebbe stato Gaspare Pisciotta, il luotenente di Giuliano, che lo avrebbe ucciso altrove e poi portato il corpo nel cortile De Maria. Pisciotta venne poi ucciso a sua volta nel carcere dell'Ucciardone con un caffé avvelenato al cianuro. Il cortile era di proprieta' dell'avvocato Gregorio De Maria, un personaggio noto come "l'avvocaticchio" e molto quasi centenario nella scorsa primavera. Al di la' dell'epos costruito attorno a lui dalla stampa, Giuliano fu capo di una banda di assassini legati al latifondo e alla mafia, coinvolti nella vicenda separatista dell'Evis, "esercito volontario" per l'indipendenza della Sicilia, di cui si propugnava un'assurda annessione agli Usa. Tra le stragi attribuite a Giuliano, quella di Portella della Ginetra, dove i banditi spararono sui contadini che celebravano il primo maggio.



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