Bagnasco, scienza umilia se stessa se manipola la vita
L'ansia della scienza di "manipolare fino all'estremo della vita umana, nel sacrario del suo principio e nel mistero del suo concludersi, alimenta un atteggiamento strumentale che, mentre non rispetta correttamente la natura, umilia anche se stessa". Lo ha denunciato il card. Angelo Bagnasco nella lectio magistralis tenuta oggi all'Universita' di Perugia, invocando "un atteggiamento di umilta' non di arroganza, di rispetto non di dominio" e ricordando che da parte sua "la Chiesa afferma la legittima autonomia della cultura e specialmente delle scienze" ma mette in guardia "dalla logica dello scientismo che sostiene che l'unica conoscenza valida e' quella che proviene dal metodo induttivo delle scienze naturali".
Secondo il presidente della Cei, che nell'aula magna ha parlato di una possibile collaborazione, nella prospettiva di un comune impegno per la formazione, tra la fede e la scienza, da parte di quest'ultima "ogni affermazione che riguarda i problemi ultimi e' uno sconfinamento di campo, soprattutto e' un dire parole che ingannano la ricerca di significato che fa di ogni uomo un camminatore verso il compimento". Il card. Bagnasco ha quindi esortato a prendere atto "dell'impossibilita' da parte della scienza di poter elaborare il senso di un fenomeno, di un evento, della vita", in quanto esso "coincide anche con la conformita' ad un dover essere, cioe' al comportamento etico dell'uomo, e la scienza non ha presa sulla sfera deontica".
"Anche quando certi aspetti della soggettivita' sono presi in considerazione dalla scienza, viene messo in atto - ha rilevato il porporato che prima di diventare vescovo e' stato a Genova docente universitario di filosofia contemporanea, specializzato sui temi del marxismo e dell'ateismo scientifico - una specie di naturalizzazione degli aspetti stessi, vengono ridotti quasi ad oggetti inanimati". "Il discorso della Chiesa - ha continuato Bagnasco - diventa decisamente puntuale quando si entra nella riflessione sulla tecnologia". E' infatti una sua "preoccupazione costante richiamare il primato dell?etica sulla tecnica, della persona sulle cose, il dovere di commisurare il progresso tecnologico con la dignita' e i diritti dell'uomo: il potenziale della tecnologia non e' neutro perche' puo' essere usato sia per il progresso che per la degradazione dell'umanita'".



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