Il codice delle autonomie e la fine della sistemazione di cognati e parenti
Di Giuseppe Morello
Se non abbiamo dimenticato le deliranti follie raccontate tempo fa nel libro “La Casta” di Rizzo e Stella, come le Comunità Montane in pianura o come gli enti inutili e a gestione familiari che proliferano nelle pieghe del sistema pubblico, non possiamo che accogliere con soddisfazione l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Codice delle Autonomie, che fissa i compiti di Province e Comuni, semplifica l'ordinamento regionale e degli enti locali, e soprattutto permette l’eliminazione di molte strutture pubbliche periferiche nate per superfetazione clientelare, per sistemare il cognato o l’assessore trombato, per succhiare risorse pubbliche: il Governo infatti parla di un taglio di 50 mila poltrone tra consiglieri e assessori comunali e provinciali.
Non ci deve convincere nessuno della assoluta necessità di snellire la macchina pubblica, di snidare gli apparati nonsense, di colpire le innumerevoli cricche parassitarie: comitati, istituti, commissioni, consorzi in Italia nascono più che i bambini, spuntano come asparagi dopo la pioggia. Dopo tutto siamo o non siamo il paese che fino a qualche anno fa aveva persino un ente inutile nato per eliminare enti inutili (lo Iged, Ispettorato generale per la liquidazione di enti disciolti)? Il tutto con un dispendio di risorse pubbliche che stringe il cuore.
Il Codice delle Autonomie è un buon esempio di cosa intendiamo quando ripetiamo ossessivamente che la politica deve frenare la sua deriva gossippara e cazzeggiante da salotto televisivo, deve smettere di occuparsi di sciocchezze, e occuparsi delle cose concrete da fare. Che per nostra sventura sono pure tante.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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